La donna che mi si para davanti ha il volto provato, la voce roca. Immagino sia esausta; forse è anche un po’irritata, ma nel suo rimprovero c’è quasi più dolcezza che rabbia.

Soo-phie. Quante volte devo dirti che non si va in giro senza avvertire la mamma?

Sophie borbotta qualcosa che non sento, si alza, mi fa ciao con la mano. Appena prima di voltarmi le spalle, sua madre mi rivolge un sorriso un po’colpevole.

Mi dispiace, spero non l’abbia disturbata.

Vorrei rispondere no, si figuri, ma mi limito a ricambiare il sorriso. La guardo trascinarsi dietro una Sophie recalcitrante e capisco che ho perso qualcosa, di nuovo.

Qualcosa che non stavo cercando, che non sapevo neanche di volere. Una voce, un contatto, un lampo in mezzo al buio. Quante ore ho passato in silenzio ad ascoltare il caos nella mia testa?

Seguo con lo sguardo la donna che si allontana, e mi sorprendo dell’intensità con cui desidero non essere più sola. Vorrei fermarla, offrirle il posto accanto a me; sapere dove sta andando, e perché, e cosa diamine ci fa qui a quest’ora con una bambina. Ma non sono affari miei; e poi, in fin dei conti, che ci faccio qui io?

Quasi senza che me ne rendessi conto la coda all’imbarco ha cominciato a muoversi.

Rimango seduta, in un ultimo tentativo di resistere all’inevitabile: come mi sentirei, se perdessi l’aereo che ho aspettato per ore?

Scuoto la testa, infastidita. Basta, basta, basta fantasie. Ma sono troppe, davvero troppe perché un solo cenno possa farle sparire. A quante cose mi aggrapperò ancora, prima di convincermi a mollare la presa? Eppure so cosa sto lasciando; so anche che per nulla al mondo, ora, volterei le spalle al bancone per ripercorrere la strada da cui sono arrivata. Qualunque cosa ci sia alle mie spalle, non sono più tanto sicura di volerla indietro.

Ho ancora paura, certo. Quella, probabilmente, non se ne andrà mai.

Non devi preoccuparti, dice Thomas, ci sarò io con te.

Lui potrebbe rassicurarmi, lo so. Ma sono stata io a non volerlo qui, dopotutto.

Guardo il telefono, sperando che ricominci a suonare. Dai. Dai, forza. Non piangerò di nuovo, promesso. Nulla. Niente. E, naturalmente, non mi passa neanche per la testa che potrei chiamare io.

Ecco, dunque. Sophie se n’è andata con sua madre, Thomas non si farà risentire. Non mi resta che Miss Comunicazione di Servizio, ma dubito abbia voglia di conversare.

Volo AA745, ultima chiamata. I passeggeri Hurt e Slater sono pregati di presentarsi immediatamente all’imbarco.

Hurt e Slater. Curioso, penso, mentre avanzo col biglietto in mano.

Avevo sempre pensato che uno di quei nomi sarebbe stato il mio.