Sul sedile accanto al mio 1

- 6 Marzo 2011

Listening to Il disordine delle cose – Il pittore del mondo

Il mio viaggio lo faccio davvero attraverso la gente. Viaggio attraverso i giornali che leggono, gli spuntini che mangiano, la musica che ascoltano. Viaggio soprattutto con chi sceglie il posto accanto il finestrino. Io lo so che non ascoltano il proprio mp3 ma i loro pensieri, i loro pensieri legati come capelli, capelli che vorrebbero un pettine che abbia la pazienza di sciogliere i nodi. Mi è sembrato tante volte di capire che molti scappano. Non si sa bene da cosa. Ma tanto io lo so ‒ e in fondo lo sapete anche voi ‒ che ciò da cui si scappa poi ritorna sempre, in un modo o nell’altro. In una frase, una parentesi aperta prima o poi si chiuderà sempre.

Ogni giorno sono sempre pronto a trasportare studenti che non hanno soldi per comprare le sigarette. Trasporto impiegati, commessi, nonni che spenderanno più per i nipoti che non per loro stessi. Trasporto gli sguardi, oh, di quelli ne trasporto davvero tanti. Anche starnuti, colpi tosse, gomme da masticare appiccicate e scritte come “Matt 6 uniko, tvtb t prgo xdonami” oppure “6 una strnz, io t diko sl vffnculo”, ma gli occhi – gli occhi – sono la cosa più bella. Cerco sempre di curiosare nelle vite attraverso le vostre iridi assonnate. Un po’ come il vostro sbirciare nei carrelli della spesa di chi vi sta davanti nella fila alla cassa.

Alcuni parlano sottovoce, come se raccontassero segreti tutto il tempo, altri invece ridono forte. Alcuni piangono. E io pensavo che fosse per le canzoni dell’mp3, ma poi ho letto i fogli stropicciati che tenevano in mano e ho capito che piangevano per delle risposte mai arrivate, o peggio, per quelle parole che violentano il cuore. Altri hanno qualcosa negli occhi che non si può spiegare.

Qualcosa come il momento in cui non è ancora buio ma si accendono i lampioni, qualcosa come quando c’è il sole e chiudi gli occhi e vedi rosso, qualcosa come quando prendi un libro in prestito e trovi piegata la pagina che tu avresti sottolineato, qualcosa come il momento in cui una foglia cade e tu sei lì, come se fossi arrivato puntuale a un appuntamento non tuo, a vedere il moto ondeggiante della fine dell’autunno.

E poi c’era una coppia. Per mesi, mesi, mesi, lei al solito finestrino, lui in piedi al solito sportello. Non so in quanti di voi è scoppiato l’amore così all’improvviso. Ma in loro, io l’ho vista quella scintilla folgorante, io l’ho vista quell’energia, quella luce, quell’imbarazzo autentico e quell’emozione pura. Ed era vera. E ora non so se faccio confusione con un sogno, ma un giorno mi è sembrato di sentire che avessero un appuntamento.

 

5 commenti su “Sul sedile accanto al mio 1

  1. 1

    In poche righe sei riuscita davvero ad emozionarmi. E’ una qualità che non tutti hanno.
    Hai raccontato tante piccole verità in maniera chiara e quasi tangibile.
    La parte che mi è piaciuta di più è questa:
    “Alcuni piangono. E io pensavo che fosse per le canzoni dell’mp3, ma poi ho letto i fogli stropicciati che tenevano in mano e ho capito che piangevano per delle risposte mai arrivate, o peggio, per quelle parole che violentano il cuore. Altri hanno qualcosa negli occhi che non si può spiegare.”
    La conclusione è davvero bellissima e lascia un senso di serenità inspiegabile.
    Mi è sembrato quasi di leggere una poesia, complimenti vivissimi.

  2. 2

    “Qualcosa come il momento in cui non è ancora buio ma si accendono i lampioni, qualcosa come quando c’è il sole e chiudi gli occhi e vedi rosso, qualcosa come quando prendi un libro in prestito e trovi piegata la pagina che tu avresti sottolineato”

    Piccoli momenti degni di Amelie :) Aspettiamo gli altri racconti!

  3. 3

    Grazie mille! Sono davvero felice :)

  4. 4

    Pieno di belle similitudini…brava! ;)

  5. 5

    Grazie Sara! :)