Pronto? (tremo)

Ciao. (sorrido)

Ciao. (di più)

C’è il sole? (sospesa la voce)

Sì.

Mi manchi. (si infrange)

Qui piove. (di slancio)

Lo so. (di gioia, urlo, ma muto)

Corro, dal bagno alla camera nuda lo specchio mi guardo chi sono?

L’acqua, bollente, sul corpo indifeso, uno due tre, nel caldo mi sciolgo.

Canto, mi piego, la punta dei piedi la tocco, impronte per terra mi asciugo

poi lampo, un sorriso, è che manca da giorni.

Lo penso e appare lo sguardo, l’incrocio, l’inciampo. Da giorni a pestare i gradini e non sempre, non tutti, soltanto alcuni, soltanto a volte capita un balzo, come del cuore, nel vuoto, un salto, preciso, il marmo e la pozza, bagnata, la stessa del sogno, il tacco si posa e rimbomba, oscilla si scosta, di nuovo tocca, rintocca e là il ricordo, appeso come per caso, il labbro appena discosto e il fango, gli occhi di un tanto più bassi, quel tanto che basta

rossetto, poco, mascara matita una linea sottile

nera

a dividere il fuori dal dentro, l’occhio dal sogno, un filo e ci danzo, le gote arrossate, ammiro e sorrido

specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?

Rido e le calze tirate, dal basso, con cura la gamba si allunga il piede si mostra la trama si affila si sfila si stende, l’ordito risplende. Mi fermo, lo scruto un istante. Giornata speciale, sussurra, e liscio, e piano la mano vuoi ballare con me? la tazza, vuota, mi guarda. Muta annuisce. Con slancio allora l’afferro, la prendo la cingo, mani sui fianchi occhi negli occhi, un vortice e il gatto, di sbieco, sogghigna.

Saltello, prima una scarpa poi l’altra in bagno mi specchio ancora una volta – l’ultima – no, ancora una

volta – l’ultima – no, un ultimo sguardo chi sono?

chi è che mi guarda, ma ride?

Un attimo un solo secondo il volto si scioglie le guance le gonfio le sgonfio le sposto le labbra le tiro le mollo la lingua gli occhi li accendo li fisso li spengo rispondi. Perché non rispondi?

All’improvviso una musica nota, quella, la sola. Un colpo e mi scuote, tutto si sfoca, si offusca si scinde, gli occhi socchiusi a godere da dentro, provare, tentare, trovare quel solo momento, che se tu ci fossi, il pensiero, lasciato affondare nel ventre ma torni? il corpo, nel buio davvero ritorni? ondeggia, piano, ma quando? prima soltanto intenzione, poi una scossa, ti aspetto, cresce dal basso non faccio che quello, si estende, si espande, mi avvolge tracima trascende

esco.

La chiave girata tre volte e le scale, scese veloci a ritmo alternato sciancato, ma è un lampo, un battito, un solo secondo – mi avrà sentita cantare? – ecco, preciso, sul levare del colpo il profumo. Impassibile al fango, scendo più forte e il sorriso lo lancio

lo slancio,

più forte,

da dieci gradini più in alto mi guarda, di slancio,

– Ciao

rispondo, e di slancio in silenzio lo canto.