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Soltanto Le Antilopi Non Conoscono Intemperie: Giorno primo

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Io scendo le scale, lui sale.

Fuori la nebbia, non so come si chiama.

Lo precede odore di detersivo, forte, fruttato, gli occhi involontariamente li poso sui miei stivali infangati.

Sinistra, destra, sinistra, ritmo i gradini. Vorrei poter volare.

Al rumore dei tacchi compaio felice, sorride, mi aveva già sentita arrivare.

Mi mostra occhi sereni, distesi, anche se è freddo, anche se lascio le impronte, anche se i piani son quattro e il cuore è distante.

– Scusa, ti rovino sempre

(un attimo di vuoto improvviso, il cuore sobbalza, è già in gola, che dire?)

tutto.

Un occhio alle scarpe, di nuovo, di slancio. Strofino le punte, le abbasso le alzo, le alzo le abbasso e i pensieri saltellano timidi, rosse le guance, non è certo il freddo. Sul marmo bagnato vi scorgo figure scomposte, le fisso un secondo. Son ferme?

– Buongiorno

Un sorriso, più ampio, e dietro una luce, brillante, la stessa del faro.

Immenso e immediato l’orizzonte alla fronte, più immenso, di un’immensità impensabile al di fuori del sogno. Di scatto son oltre anche io, il fiume, Lisbona, quel cielo infinito, tutto più chiaro.

Stropiccio lo sguardo, le palpebre ancora impastate, non serve a nascondere il sonno. Dov’ero stanotte?

Acqua, il mare, c’era

e l’Oceano, il suo, sicuro.

Nel petto bruciano sguardi, calore in fondo alla pancia, mi sento un granello. Veloce ripasso ciò che conosco. Nessun senso compiuto, non so più parlare. Vi prende posto il deserto, sabbia finissima e bianca, vorrei sprofondare, lasciarmi cullare e sotto al turbante due occhi diamanti, il naso una linea sottile, perfetta, due labbra e morbide dune, calma perpetua. Il suono giusto è

laggiù, sciogliere-

la-

mandibola-

unico gesto adeguato.

Le nocche, nervose, serrate, nuda davanti a

– Buon anno

– Che tempo pare l’autunno

Ondeggio e mi aggrappo a una frase qualunque, una qualsiasi, parliamo del tempo. Sul pretesto di slancio ci casca il sorriso, aperto, pacato, sincero. Nessun suono, non odo più nulla, forse un’ eco, lontana, forse il mondo, fugace bordone, soltanto a sfuggire un silenzio più ampio del cuore.

Di scatto energia brivido scarica lampo.

Dura un secondo, il cuore rintocca, tutto si ferma

poi

riparte. Gli occhi si voltano, da un lato nebbia, mi accoglie la strada, suoni stridenti, quelli di prima, quelli di sempre, motori nel petto rombanti, ruggenti. Dall’altro le scale, la scopa uno straccio. Il secchio, nero, ricolmo di acqua,

nera,

e nero il cielo, più in alto.

Pronta alla giungla, una mano alle chiavi e il lucchetto lo apro, di slancio

– Attenta con quella bici, c’è ghiaccio

– Sì, vado piano

Mi butto nel traffico svelta vietato esitare la testa sospesa sul far di un sorriso mi stendo, sospendo, anch’io non attendo, bolla del tutto e del niente, dov’ero stanotte, sognavo? Nel mentre pedalo.

 

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1 commento

  1. Alessandra

    Bellissimo, poetico e disarmante.