I quattrocento colpi

- 23 Marzo 2011

Ci lamentiamo tanto dei titolisti che stravolgono il senso dei film con titoli del calibro di Se mi lasci, ti cancello. Ma io avrei ottimi motivi per lamentarmi anche dei titolisti che traducono alla lettera i titoli dei film stranieri. È il caso di I quattrocento colpi, il cui titolo originale (Les Quatre Cents Coups) è un’espressione francese che sta per fare il diavolo a quattro (anche in questo caso, la mia traduzione non può essere perfetta).
Antoine Doinel è un ragazzino di tredici anni, irrequieto e indisciplinato. L’insofferenza nei confronti delle regole e dell’autorità (la scuola, innanzi tutto, ma anche la famiglia e la polizia), la madre poco presente e anaffettiva nei confronti del figlio, il padre comprensivo e appassionato di gare automobilistiche, il professore severo e autoritario; tutto spinge Antoine (interpretato da un giovanissimo Jean-Pierre Léaud) verso la fuga. Giustifica un’assenza a scuola con la morte della madre e, scoperto, decide di andare a vivere da solo.
Il linguaggio cinematografico di Truffaut esprime senza invadenza la vicinanza alla storia del giovane Antoine, l’incontro del regista e di Jean-Pierre Léaud nella costruzione del personaggio. A tal proposito, nella scena dello spettacolo di marionette (che potrete guardare cliccando sul link in basso) c’è tutto il Truffaut che verrà; passi qualche minuto a scrutare i visi dei bambini che stanno assistendo alla rappresentazione della storia di Cappuccetto Rosso e – quando la scena finisce – avresti voglia di riguardarti mentre guardi i visi dei bambini.
Consigliato dai 0 ai 99 anni, senza distinzione di sesso, cultura cinematografica e capacità d’immaginazione.
Consigliato e basta.

Guarda una scena

I quattrocento colpi
Regia François Truffaut
Anno 1959

 

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