«Te in che comunità sei?»

«Ah, sono a casa.»

«A casa? Come a casa!»

«A casa con mamma. E il compagno.»

«Ah. E com’è il compagno, vi mena?»

«No.»

«E tua mamma ti mena?»

«No. Io resto a casa, mamma lavora e compagno anche, allora io a casa ho un grande tappeto e vado anche in bagno, senti mie ginocchia che dure? I piedi erano già così. Non ho camminato mai. Allora sulle ginocchia, con le mani mi sposto.»

«Come i cani.»

«Sì.»

«In comunità mangiamo e andiamo a vedere la televisione.»

«La Clerici, no? Sai la Clerici? Bella figa. Sempre pronti cuochi via, vince il peperone, vince il pomodoro, vince sto cazzo! Con mio padre siamo andati in pizzeria, e giù birra, e grappa, poi a casa a insultare e menare, e mamma piangeva, se n’è andata, e papà allora sai cos’ha fatto? Ha chiamato due picie. Non una, due.»

«Carlo, Massimiliano è dimenticato.»

«Massimiliano non ci abbandona! Io resto qui e anche te!»

«Ah, va bene.»

«Io ci provo a farmi le seghe sai? Anche in camera, quando sono nudo, dico che ce l’ho duro, che mi sparo una sega! Ma a me il cazzo non mi tira. Mi piaceva farmi le seghe, porca puttana. Te le fai le seghe, te?»

«Ah, eh, seghe?»

«La masturbazione. Ma te stai zitto che sei cupio!»

«La masturbazione, cioè, cupio?»

«Non tu! L’altro! Faccio un giro con la tua sedia, posso?»

«Un?»

«La sedia, posso provarla?»

«La sedia, sì, quando arriva Massimiliano. Lui aiuta me a scendere.»

«Ti aiuto io, no? Scendi.»

«È, difficile, aspetto Massimiliano.»

«Ma ti aiuto io!»

«Aspetta, va bene, i freni. C’è questa panchina, però vai piano sì?»

«Sì, ma sì!»

«Carlo? Hai fatto prova di sedia?»

«Sì. Perché te non vai in giro?»

«In giro? Dove.»

«Non so, in giro! Là, dall’altra parte!»

«Dove è l’altra parte.»

«Cazzo ne so! Di là dalla strada! Dai ti metto su.»

«Aspetta, dove appoggio? Qui?»

«Ecco. Vai.»

«Ah, è per il meglio se aspetto.»

«Vaiii!»

«Ma Carlo non so dove vado.»

«Te lo dico io.»

«Dici tu?»

«Sì.»

«Se sbagli?»

«Non sbaglio.»

«Allora.»

«Bravo.»

«Così?»

«Sì.»

«Tu dimmi però.»

«Sai cosa voglio fare io?»

«Cosa Carlo?»

«Io no? Da grande voglio fare l’attore. Faccio l’attore, capito? Così bacio le belle fighe. Le donne sono tutte puttane, lo diceva mio padre, tutte puttane, lo diceva a mamma, e la menava, e anche me. Poi si inciuccava, mi diceva di toccare mamma, lei piangeva e io dicevo no, e lui toccala! E io no, e lui diocan! E io basta! Mi spaccava le bottiglie sulla schiena e, madonna te hai la testa grandissima sembra che hai il casco.»

«Carlo, per fare actor devi fare scuola di teatro, fare diploma, poi puoi fare. Anche io volevo fare speaker di radio, a me piace musica classica, e però prima devo imparare lingua italiana, poi speaker. Importante studiare.»

«No. Io vado lì, prendo la bella figa e la bacio, poi me ne vado a casa. Te ce l’hai la fidanzata?»

«La? Ah, una fidanzata dici tu. No.»

«A me piacerebbe. La bacerei e farei l’amore, io col pisello duro, lei con la figa pelosa. Speriamo che riesco a farmi le seghe, stasera provo.»

«Carlo?»

«Eh.»

«Tu quanti anni hai?»

«Trentacinque. Te?»

«Ah, trentasette.»