Promemoria per proseguire 4

- 24 Febbraio 2011

Inverno – il compleanno di Tancredi

Mio papà di nome faceva Alessandro.

Lo dico io perché non lo dice nessuno. Non lo dice mamma, che ha paura per tutte le volte che l’ha chiamato e lui non c’era più. Non lo dice Luca, che ha paura che se lo chiama poi lui potrebbe tornare e mettersi in mezzo. Nessuno gli ha spiegato che i morti non tornano per davvero.

Dopo morto mio papà è rimasto qualche tempo in mezzo a noi. Sono stati tempi strani. Mamma si svegliava, andava a lavoro, mi portava a scuola, veniva a prendermi in piscina. Tutto normale, di diverso c’era la fretta che metteva in ogni cosa. Per un po’ me l’aveva contagiata: anch’io avevo cominciato a muovermi con la premura di finire, come se dopo quello che stavamo facendo ci aspettasse sempre qualcosa di più importante. A forza di aspettare, però, un giorno ho capito che questo fatto importante non esisteva. Mamma faceva fatica a rimanere nelle cose come io faticavo a entrare in certe stanze della casa e Luca a capirci tutti e due. Viviamo fatiche diverse anche se la famiglia è la stessa.

Mia mamma, che si chiama Iris, tutti dicono che sembra un fiore, infatti è nata in primavera. Purtroppo mio padre, che come ho detto si chiamava Alessandro e che era nato in autunno, è morto in primavera e da allora mamma non ha più voluto saperne del suo compleanno. Io per fortuna sono nato in inverno, perciò sono opposto a Luca, che è nato in estate e questo significa che siamo proprio diversi. Quando mio padre, dopo morto, era ancora in mezzo a noi, mamma piangeva ogni giorno, si era presa pure le mie lacrime perché è una brava mamma e non voleva farmi fare lo sforzo.

Luca, quell’impiccione di Luca, non era contento. Una sera le ha detto non è bene, sai Iris, questo fatto che Tancredi non piange mai. E mamma gli ha risposto cosa dici, è un bambino bisogna proteggerlo, poi però mi ha portato al cimitero e mi ha detto oggi i garofani nel vaso li metti tu. Devo avere fatto una faccia terrorizzata perché subito si è corretta, cioè li mettiamo insieme, no, non tu da solo, li mettiamo insieme amore mio. Nella mia famiglia tutti chiamano tutti amore mio, solo Luca non l’abbiamo mai chiamato così e ora che ci penso non è bello anzi è meglio se non ci penso troppo sennò mi fa pena e il mio compito invece è fargli la guerra. Oggi per esempio è il mio compleanno e lui è arrivato con tre biglietti per il circo. La mamma ha buttato gli occhi da una parte, a Tancredi non piace il circo, ha detto, e io ho aggiunto infatti mi fa proprio schifo. Luca si è guardato attorno ma purtroppo non c’era più nessuno perché come sappiamo la famiglia dopo noi due è finita. In quel momento mi sono immaginato una cosa. Che mio papà era lì. Che gli metteva una mano sulla spalla e gli diceva sono fatti così, madre e figlio, sempre stati due brontoloni, allora Luca faceva un mezzo sorriso e lui continuava: non ti montare la testa, non mi sei granché simpatico, e poi mi potrà rodere un pochettino che sono morto o no? però qui lo dico e qui lo nego, tu insisti, vedrai che alla fine ci vengono, punta tutto sugli elefanti.

Invece c’era solo Luca che balbettava è un circo etico senza animali e mia mamma sogghignava e diceva vedi, non ci sono nemmeno gli elefanti, quelli sì che piacciono a Tancredi. Mi sono alzato piano perché mi girava la testa, ho preso i biglietti e ho chiesto a che ora è? Mi sono sforzato di fare la faccia indifferente e mi sono risposto da solo, vabbè è alle cinque, si può fare, dopo c’è tutto il tempo di andare pure allo zoo.

 

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