Promemoria per proseguire 2

- 10 Febbraio 2011

Estate – Il compleanno di Luca

Ha il nome di un fiore eppure odia la primavera.

Ha le braccia come steli e mi piace il modo in cui le usa per stare a galla. Non riesco a crederci: è il giorno del mio compleanno e sono con Iris sulla mia spiaggia preferita.

La prima volta che l’ho vista era così magra che ne cercavo le tracce dentro al cappotto di pelo, pesante, ridicolo, eccessivo per una delle tante primavere miti della nostra isola. E adesso eccola: sguazza come un pesce del Mediterraneo, uno dei tanti che risponde a un doppio nome latino e non significa altro che pesce colorato. Com’è bella, ora che ha preso qualche chilo e a volte finge di sorridere. Gli occhi non ridono mai. Mi accontento.

Quel primo giorno, dentro al cappotto di pelo, c’era già tutta la donna che avrei voluto farla diventare.

Non avrei comprato la sua tristezza, non solo perché non mi apparteneva ma soprattutto perché non le stava bene. Era spaventata e arrabbiata, gli occhi in fuga. Entrando in studio mi aveva chiesto subito se ero il medico, se potevo firmarle il certificato per suo figlio. Non sono il medico, avevo risposto, però visto che ha fretta posso falsificare la firma, poi mi accompagna lei alla polizia? Non aveva riso.

Che sport deve fare questo bambino? Avevo deciso di insistere. Tancredi mi aveva squadrato dal basso verso l’alto con quello sguardo raggelante che hanno tutti i bambini e alcune persone molto potenti.

Piscina, aveva risposto Iris già sulla porta, torniamo dopo. Ero ancora pietrificato. Però non avrei più rinunciato a lei, incoraggiato dalla doppia fede che portava all’anulare sinistro.

Tiene ancora la sua fede ma non porta più quella del marito. Qualche volta riesce addirittura a nominarlo. Da quando è lei a farlo, io non ci riesco più. Eppure avevo lavorato per fare a pezzi questo tabù. Un po’ per me, per sedare la mia paura egoista di avere paura, e un po’ per Tancredi, che non può crescere senza sentire mai quel nome mentre invece si nasconde dappertutto. Siamo arrivati a un compromesso: una fede soltanto. Ora Iris non sembra più una vedova ma in compenso sembra sposata, e visto che io una fede al dito non ce l’ho succede che nei ristoranti ci guardino storto. Così mi scambiano per il tuo amante, le ho detto, e lei si è irrigidita, sembrava di nuovo la donna sepolta dal cappotto di pelo. Stare con Iris significa camminare tra i cristalli e io, con gli scarponi rozzi che la sorte mi ha affibbiato alla nascita, sono un disastro continuo, però per un suo sorriso potrei scendere all’inferno e risalire senza sentire la stanchezza. Soprattutto il giorno in cui in quel sorriso ci metterà anche gli occhi.

La cosa più assurda di questo rapporto, mi ha detto ieri, ed è stata la frase più lunga che mi abbia detto, è che tu praticamente non ci sei mai, cioè sei sempre impegnato a pensare a ciò che potrebbe tranquillizzare me o Tancredi ma tu, tu Luca, cosa vuoi veramente? Non riesco a fidarmi se non capisco, ha concluso, e dopo sembrava esausta. Ho pensato che aveva ragione. Vorrei andare al mare, ho risposto. Con te. Da soli. Per il mio compleanno. Voglio questo regalo.

Stamattina quando mi sono svegliato la prima cosa che ho visto è stato il filo del costume attorno al suo collo sotto la camicetta.

 

Commenti chiusi.