Promemoria per proseguire 1

- 3 Febbraio 2011

Primavera – il compleanno di Iris

Il mio compleanno odora di pianto.

Ci sono stati compleanni luminosi. Il ricordo si fa spigoloso e aggressivo, invece di cullarmi mi si sfracella addosso, mi spaventa. Nel tentativo di scansarlo vado a sbattere gli occhi nel cassetto dei maglioni. Grazie al cielo c’è un cassetto, ci sono ancora dei maglioni. La primavera è lontana anche se il calendario lo nega e la afferma. Dice, il calendario, che a breve sbocceranno i fiori. No. Dalla finestra vedo le ultime oasi di neve sulla cima dell’Etna. Coperti di ghiaccio, i fiori si godono beatamente il letargo mentre sottoterra si nutrono delle marcescenze che presto li porteranno in trionfo. È terribile.

Mi fido della quiete dell’inverno e non della primavera che come una parassita si è sfamata di vermi e rifiuti, polvere e terra. Non è vero. Non mi fido della primavera perché la natura festeggia mentre a me tocca ricordare.

C’è stato un tempo in cui eravamo tre e il ventuno marzo la nostra casa si accendeva di idee. Il nostro gioco preferito era inventarci il viaggio dell’estate, ogni anno diverso e ogni anno uguale: noi e il sole che batteva a picco sul tettuccio della macchina stipata di bagagli. Intanto attraversavamo la stagione tiepida cantando, annusando l’aria di festa che si faceva strada fra i lunedì di pioggia e le domeniche di bel tempo, domeniche in cui ci arrampicavamo sul vulcano o rotolavamo giù fino alla costa. Certo, c’erano anche i lunedì di sole e le domeniche grigie: allora io e lui insieme portavamo Tancredi a scuola e poi andavamo al lavoro borbottando perché l’aria iodata invogliava a non far nulla mentre solo il pomeriggio prima, nel giorno del riposo, un temporale fesso ci aveva costretti sul divano a guardare un film. Il film lo sceglieva sempre Tancredi. Andava a stanare suo padre addormentato sulla sedia della sala da pranzo e gli portava i cofanetti dei cartoni preferiti impilati uno sull’altro e colorati come un mazzo di tarocchi.

Sto ancora frugando tra i maglioni ma il ricordo non ha finito di minacciarmi. La voce di Tancredi è una sirena che può chiamare solo me. In questa casa non c’è più nessuno da invocare. Non so dove posare gli occhi per fuggire il sole che entra dalla finestra indifferente alle macchie bianche sull’Etna, questo sole che a giorni farà colare tutta quell’acqua spingendola fin quaggiù dove io sono impreparata ad affrontarla. Mio figlio continua a chiamarmi senza muoversi. Da quando suo padre è morto ci sono stanze in cui non entra più. Quanto a me, il cassetto non è il riposo adatto ai miei occhi: non mi ero accorta di quanto la lana potesse essere colorata. E poi sta sotto la finestra, dove il sole entra a dirmi che oggi compio gli anni, qualunque cosa possa significare, mentre la casa è vuota e mio figlio mi chiama dall’altro capo del corridoio. Vorrei buttare il ricordo di quando uno dopo l’altro si susseguivano i giorni rossi del mio compleanno, di Pasquetta, del primo maggio e del venticinque aprile, in qualunque ordine il calendario avesse deciso di mandarceli. Un tempo in cui del calendario ci si poteva ancora fidare, prima di quest’assenza muta e del suo inviolabile anniversario.

 

7 commenti su “Promemoria per proseguire 1

  1. 1

    bello, complimenti.

  2. Andrea Rényi
    2

    Bella scrittura, aspetto le prossime puntate.

  3. Gerardina Mancino
    3

    intensità d’espressione veramente notevole, i miei complimenti ,leggerò i prossimi, buon lavoro !!

  4. 4

    Beh, ma Nadia è un talento naturale. Noi la seguiamo da tempo. E arranchiamo dietro di lei, che ha un passo lungo e spedito da siciliana in continente.

  5. 5

    Quanto è bello e doloroso e vero – necessariamente insieme.

  6. 6

    Chissà quando mi passeranno i brividi….

  7. 7

    Brava, Nadia. Sento che ci sei vicina, non fermarti.