Categorie Autori

Fratture 1

di



Union Square, San Francisco, 16 dicembre 20??, lungo la faglia di San Andreas, una faglia trascorrente lunga 1300 km che segna il margine tra la placca pacifica e quella nordamericana, due grandi placche tettoniche che si muovono orizzontalmente una rispetto all’altra con velocità pari a 3 cm all’anno. Due persone si abbracciano. Appoggiati sul bordo della pista di pattinaggio che tutti gli anni per le feste la città di San Francisco allestisce a Union Square. Un uomo e una donna. Stretti forte, persi nel loro abbraccio. Per loro il resto del mondo non esiste più. Ci sono loro, ognuno dei due per i minuti dell’abbraccio riempie tutto il mondo dell’altro.

Immaginiamo di guardarli da uno degli ascensori panoramici dell’hotel St Francis mentre schizziamo verso il trentaduesimo piano. Sono due formiche qualsiasi nel mezzo di un formicaio. Il loro abbraccio non conta nulla. Un gesto come tanti, che impressiona un angolo minuscolo della retina del turista intento a scrutare la skyline nuvolosa della città con tutte le sue luci. Ma per quell’uomo e per quella donna che si abbracciano rapiti, invece, non esiste nient’altro. La stretta dell’abbraccio è l’universo intero, e un cambiamento di pressione dei polpastrelli di lui contro la schiena o tra i capelli di lei è come un buco nero, un centro di gravità infinita che scuote sin dalle fondamenta le orbite circolari del sistema nervoso. La donna si chiama Élodie, l’uomo si chiama Manuel.

Nel corso dell’ultimo anno Élodie e Manuel hanno vissuto una relazione illecita e logisticamente complessa. Élodie vive a San Diego, California (ma è francese). Manuel, che è italiano, vive a Losanna, Svizzera. Si sono conosciuti un anno fa, qui a San Francisco. Élodie aveva un compagno, lo ha ancora, il compagno di Élodie non ha mai saputo di Manuel e di quello che è successo tra lui ed Élodie.

Élodie e Manuel sono ricercatori universitari nel campo della psicologia cognitiva, e tutti gli anni partecipano al meeting dell’AACS¹ al Moscone Center, San Francisco. Élodie sta finendo un dottorato, Manuel è a metà di un post-doc. Il loro mestiere è capire i comportamenti delle persone, eppure non capiscono quello che gli è successo nel corso dell’ultimo anno.

Un anno fa proprio qui a San Francisco si erano appena conosciuti e scoprivano i reciproci corpi nella camera d’albergo di Manuel. Élodie sta piangendo. Ora si stanno abbracciando come fosse l’ultima volta. O la prima. Con gli occhi chiusi, le narici affondate nell’odore dell’altro. Sicuramente è l’ultima volta. Ti amo, dice Manuel. Oh, dice Élodie, grazie. Sia Élodie che Manuel stanno piangendo. Prima o ultima volta, il tempo non esiste più. Passato e futuro confluiscono in questo buco nero temporale, in questo istante che Élodie e Manuel ricorderanno fino alla morte. L’ultima volta che si sono baciati. Nella loro città di San Francisco. In questo crocevia di mille destini che è Union Square, sotto Natale.

Le vite delle altre persone dentro e intorno alla pista di pattinaggio erano, un attimo fa, presenti alla vista: sguardi, sorrisi; all’udito: risate, conversazioni, grida lanciate attraverso la pista, scivolate maldestre e corpi che cadono ridendo sul ghiaccio; all’olfatto, al tatto: il fastidioso peso del computer portatile appeso alle spalle. Poi si sono abbracciati. Si sono scambiati uno sguardo che diceva, non ci resta che abbracciarci. Stringendoci piuttosto forte perché è l’ultima volta. E tutto è scomparso tranne il loro abbraccio, i loro visi strofinati uno contro l’altro. Svanite le canzoni di Natale al ritmo delle quali i pattinatori più bravi si esibivano in figure acrobatiche. Svanita San Francisco. Svanite le feste natalizie. Tutti scomparsi. Stringimi forte perché è l’ultima volta.

________________________________________
¹ American Association for Cognitive Science.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

1 commento

  1. molto bravo…