Un cerotto

- 25 Gennaio 2011

Un attimo, la frazione di un nanosecondo e dentro la mia testa si erano spalancati interi affreschi, chilometri di pellicola cinematografica, tonnellate di pagine. Alle volte capita: un’ondata incredibile di vissuto che si espande nello spazio d’un battito. La sensazione è quella tipica del sub in immersione che riprende fiato dopo l’apnea, con l’aria che riempie i polmoni di colpo e il rumore del rantolo. Ero nel pieno di un supermercato gremito e di colpo una nota mi aveva raggiunto: una nota di profumo, si intende, una di quelle che si incastrano tra il naso e il palato e subito mettono in moro il cervello. L’avevo colto quasi per sbaglio, un profumo particolare, di donna, di fiore caramellato e sapone e tabacco e alcool. Non può essere lei, pensavo. Eppure quando qualcosa dentro di te viene risvegliato improvvisamente ti sembra di trasalire come se ti avessero tolto un cerotto a tradimento.

Subito l’istinto fu quello di controllare, di guardarmi attorno, di capire da dove venisse: un odore è un’alchimia singolare, unica. Doveva certamente essere lei. Lasciai il posto in fila alla cassa e mi misi a cercare: l’odore era troppo evanescente, ma qualcosa che non saprei spiegare mi permetteva di seguirne le tracce in mezzo ad altri. Neanche il banco del pesce riusciva a distrarmi, né il mio raffreddore perenne, e già con la fantasia correvo al momento ormai vicino in cui l’avrei rivista.

Che diavolo puoi dire ad una di cui sei stato innamorato perso, da ragazzino, e che rivedi dopo un tempo infinito? Nulla, ovvio. Avrei al limite balbettato, come un imbecille, avrei sparacchiato stupide ovvietà, e abbozzato un sorriso di sottecchi. Lei avrebbe risposto al mio saluto ebete, o forse no. Mi rendevo conto ad ogni passo che vederla cambiata avrebbe potuto anche ferirmi, perfino ora.

Era come un riflesso adolescenziale che mi chiudeva la glottide e mi stringeva il respiro e si faceva sempre più breve, sempre più rapido. Girai l’angolo, ormai sicuro di vederla, mentre immaginavo la scena dell’incontro fintamente casuale. Forse in un primo momento avrei fatto finta di non vederla, forse non sarei riuscito ad assimilarla per intero in una volta sola. Mi serviva qualche secondo per guardarla, per prepararmi all’urto. Presi un respiro più lungo, e mi avvicinai al banco dei dolciumi, dove c’era lei, di spalle, e il suo profumo si faceva più intenso.

Un cappotto nero col bordo di pelliccia, mentre compra cereali al cioccolato appoggiandosi al carrello. Mi avvicino ed è solo mia la sorpresa, e solo mia la delusione. Non era lei. Era solo un’altra, che indossava il suo stesso profumo, il suo stesso odore.

Mi allontanai guardando in basso, con la chiara percezione della mia idiozia. Trovai una cassa libera e vi appoggiai la spesa: una Fanta, una bottiglia di amaretto, un pacco di biscotti e un vasetto di Nutella. La cassiera mi fissò in bilico tra la disapprovazione e una cinica ilarità. Del resto alle otto di sera pochi hanno le forza di cercare un significato, e in fin dei conti non c’era neppure troppo su cui rimuginare: il solito sbandato, il solito eterno sedicenne. Pagai e mi allontanai, col mio vaso di Pandora rotto e la testa conseguentemente piena di pensieri inutili.

 

Un comment su “Un cerotto

  1. 1

    difficilmente un pensiero è inutile, quei tuoi pensieri han permesso questo post, questo post ha rinfrescato idee, ricordi e altri pensieri nella mia mente, e nella mente di tutti quelli che hanno letto il post (pur non avendo commentato), non sottovalutare spesso, e se riesci non sottovalutare nulla; bel post comunque, ben armonizzato, rende bene l’immagine dell’esperienza