La guerra che non ho fatto. Frammenti #3

- 20 Gennaio 2011

Era sorpreso di vedere quanta tranquillità c’era in paese. Di certo non si aspettava i carri armati, ma nemmeno le vecchine tutte intente a innaffiare i fiori. Si avvicinò al cancello di casa guardandosi attorno: cercava sua figlia, ma non aveva idea di quanto fosse alta, né di come fosse vestita. A dire il vero non era nemmeno sicuro che camminasse già.

Attraversò il giardino, arrivò alla porta e mise una mano sulla maniglia, ma non poté spingerla subito: una paura inspiegabile, completamente diversa da quella che lo aveva accompagnato in quel pericoloso viaggio fuori da Milano, si fece viva improvvisamente e lo bloccò. Quando finalmente riuscì a girare il pomello, la porta risultò chiusa a chiave e il timore fece spazio all’incredulità.

Sentì dei passi venire verso di lui. Le gambe ebbero l’istinto di fuggire, ma le braccia ricordarono il peso di sua figlia appena nata e la testa si limitò a ignorare quegli impulsi, finché la porta non si aprì davvero e un elegante signore lo interrogò pacatamente:

‒ Forse cercava qualcuno?

Luigi lo guardò a malapena in faccia: i suoi occhi vagavano già per il soggiorno, non molto dissimile da come se lo ricordava, tranne che per un ricco tappeto, sul quale stavano accucciate una splendida bambina e una bambola grande quasi quanto lei. Sentì altri passi provenire dalla cucina. Ritornò in sé e si affrettò a rispondere:

‒ No, scusate, devo avere sbagliato indirizzo…

Sparì prima che l’uomo facesse altre domande e che sua moglie potesse vederlo sulla porta, in quelle condizioni.

Era finita. L’immagine di sua figlia su quel tappeto gli aveva rivelato in un sol colpo la mediocrità della sua intera vita: non era riuscito a essere niente, nemmeno un genitore.

Mentre correva senza meta per i viottoli sterrati del paese, inspiegabilmente gli rivennero in mente i discorsi del Duce sulla guerra; subito dopo, i monologhi dei capi partigiani di Milano; poi le prediche del parroco del suo paese e le lezioni del suo maestro elementare; infine le raccomandazioni di suo padre a tavola, prima di mangiare. Era come se tutte queste voci, riunite nella sua testa, iniziassero a parlare insieme: gradualmente, le loro facce iniziavano a sovrapporsi e i loro discorsi diventavano un unico, identico sproloquio di cui Luigi non capiva più il significato, come se quella lingua non fosse affatto la sua. Fu allora che capì di avere spergiurato sulla Bibbia, sulla Bandiera e sul Capitale, ma di non aver tradito altri che se stesso.

 

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