Categorie Autori

Io

di



Ci siamo io e quello nello specchio. Ci fissiamo, occhi negli occhi. Pupille, ciglia, palpebre.

Cerco frammenti da assemblare per costruire qualcosa che possa darmi struttura, e sostanza. Qualcosa su cui appoggiarmi.

Continuiamo a fissarci. Tutto il resto si confonde, sbiadisce, lo specchio mi restituisce solo pupille, ciglia, palpebre, intorno colori nebulosi, forme confuse, sovrapposte.

Scavo.

Devo scavare.

Mi servono dettagli. Gesti, frasi, odori. Luoghi. Sensazioni. Sicurezze.

Ricordi.

Sbatto le palpebre, tutto il resto torna nello specchio. Io continuo a guardarlo negli occhi.

Mi sistemo distrattamente i capelli, vittima di un riflesso incondizionato. Apro l’acqua, la lascio scivolare via. Il corpo, forzatamente e troppo a lungo immobile in posizione eretta, oscilla leggermente. Tocco le labbra, il naso, le guance, la fronte. Sento la pelle, le forme, le curve sotto le dita. Metto i polsi sotto l’acqua, cerco di spazzar via il niente. Uscire dalla nebbia.

Emergono schegge. Sbiadite, manipolate, viziate. Inutili.

Scavo senza sapere cosa cerco.

Scavo, non riconosco quello che vedo.

Chiudo l’acqua. Mi asciugo i polsi, le mani.

Mi volto. Conosco questa stanza, i suoi muri bianchi. E questo letto. Conosco l’odore di disinfettante. Conosco la storia del mio vicino di letto. Conosco i nomi di chi mi sistema le lenzuola e di chi mi porta da mangiare. Il nome di chi mi visita ma non mi dice quando tutto tornerà. Se tornerà. Conosco quello che vedo fuori dalla finestra fin dove riesco ad arrivare con lo sguardo.

Non conosco niente di quell’uomo nello specchio. Non conosco niente degli avvenimenti che gli hanno segnato il volto, delle traiettorie che lo hanno portato qui. Il suo passato è una melma inafferrabile, la memoria un cumulo di schegge che non posso ricomporre.

Mi siedo sul mio letto.

Ha mai amato? Ha fatto tutto quello che doveva? Tutto quello che voleva? Avrà pianto a sufficienza? Ha agito sempre con coraggio, guardando le cose per quello che sono chiamandole con il loro nome? È sempre stato onesto? È sempre stato gentile con le persone intorno a lui?

L’orologio ticchetta. È quasi mezzogiorno, è quasi l’ora di pranzo. Oggi è giovedì, minestra in brodo e purè.

Mi lascio andare sui morbidi cuscini, incrocio le dita delle mani sulla pancia. Respiro lentamente.

Mi piace il purè.

Al mattino preferisco il tè al caffè, senza zucchero. Mi addormento meglio se mi sdraio sul fianco destro. L’infermiera del turno di giorno ha gli occhi gentili e si muove con gesti lenti. Mi ha parlato dei suoi figli e di suo marito. Quella del turno di notte è più taciturna, riservata. Mi piacciono entrambe. Ieri ho visto sul giornale la foto di una montagna innevata, l’ho trovata bellissima. Penso di aver voglia di leggere un libro.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

4 commenti

  1. Ismaele

    Non male il pezzo, ho solo un appunto da fare: “la” purè, è femminile =D

  2. Taccuino all'idrogeno

    Instillato il dubbio cos’altro fare se non partire alla volta della terra del purè? Ho navigato, sfogliato, raggiunto mete insospettabili e ovunque ho riscontrato che purè viene considerato sostantivo maschile, a differenza di purée, corrispettivo francese, che invece è femminile.
    Interessante, comunque, scoprire che in rete la questione sia al primo posto nella classifica dei quesiti dibattuti, prima della nazionalità di Colombo e del sesso degli angeli :-))

    J.W.

  3. Ismaele

    Chiedo perdono allora!
    In effetti la mia “profonda” conoscenza del sesso del purè deriva da un film italo-francese (La Grande Abbuffata)! ! =)
    Errore mio.

    Rimangono i complimenti per il pezzo! E per il Taccuino in generale, continuate così!