La camicia da notte #3

- 17 Dicembre 2010

Quattro giardinieri iniziarono a scavare intorno alle due palmette che occupavano il centro del giardino. Erano loro, con le loro chiome spettinate, con la tendenza a divaricarsi che i chamaerops sviluppano con gli anni, ad averlo reso invivibile, e insieme ad aver sottratto luce agli ambienti interni. I giardinieri armeggiavano con pale e picconi, colpendo con decisione dove fosse necessario, lavorando di precisione tutto intorno alle radici. Nel giro di mezz’ora la prima zolla venne alla luce. Le radici erano fittissime, e il terreno compatto tutto attorno.

Andammo avanti fino all’una: le palme vennero giù lentamente, le zolle restarono sode e terrose.

Tutto lasciava intendere che sarebbero sopravvissute al trapianto. Manuel mi chiamò per dirmi che non sarebbe riuscito a tornare prima delle tre e mezza. Il più anziano dei giardinieri bagnò le radici dei chamaerops coricati, poi tutti insieme consumarono la loro rapida pausa pranzo.

Dopo mezz’ora si rimisero al lavoro. In breve scavarono una grossa buca nell’angolo convenuto. Con un carrello e delle cinghie sollevarono le palmette e le trasportarono vicino alla voragine.

Diressi i loro spostamenti, e feci spostar loro le palme finché non mi sembrò che la composizione fosse equilibrata. Riempimmo la buca. I tronchi dei chamaerops risalivano dal terreno come artigli di una stessa zampa, verticali, tesissimi, assetati.

I giardinieri recuperarono i loro attrezzi e andarono via. Restammo d’intesa che sarei passato dal vivaio per mettermi d’accordo con il titolare su quando ricominciare i lavori. Avevamo soltanto mosso le piante e ci aspettava ancora la sistemazione del pavimento, del ghiaietto e del prato e la piantumazione del bambù a ripristinare la siepe perimetrale.

Rimasi solo per pochi minuti. Ricevetti una chiamata di Francesca. Mi sembrava che ci fosse un nesso tra i lavori in giardino e lei che mi chiamava, ma non feci in tempo a rifletterci.

«Volevo solo dirti che ieri mi sono lavata un po’ di cose, ma non ho fatto in tempo ad aspettare che si asciugassero le robe dell’ultima lavatrice.»

«Lo so, ho visto. Le ho ritirate io stamattina», le dissi.

Lei tacque qualche secondo.

«Sto passando a prenderle.»

Ora fui io a tacere.

«Lo dico perché non sapevo se eri in casa, che stavi facendo, se eri con qualcuno». La parola qualcuno la pronunciò lentamente, indecisa fino all’ultimo se metterci una o oppure una a come ultima lettera.

«Sono in cantiere», le risposi.

Lei allora tagliò corto e mi avvisò che approfittava della mia assenza per recuperare la biancheria.

Non ebbi neanche il tempo di interrogarmi su che effetto mi avesse fatto la chiamata di Francesca che in quel momento rientrò Manuel. Restò congelato sulla soglia e per un attimo ebbi terrore della sua reazione. Poi vidi i suoi occhi illuminarsi. Poggiò il borsello sul tavolo senza neanche guardare e avanzò lentamente verso la finestra. Un sorriso emerse sul suo volto come risalendo da profondità marine. Arrivò fino al vetro e solo dopo essere uscito sul balcone sembrò accorgersi di me. Si voltò a guardarmi: «Nicola, è bellissimo!», mi disse. «Guarda!», aggiunse indicando le pareti della grande sala, «Guarda quanta luce entra adesso! Guarda che bello!», disse ancora seguendo con il dito dei rettangoli di luce che provenivano dal riflesso di chissà quale finestra e correvano rapidi su uno dei muri della stanza.

Smise di parlare e uscì in giardino. Lo seguii. Osservò l’aiuola di palmette nell’angolo e sorrise a pieni denti. Mi diede una pacca sulle spalle. Poi si voltò dove prima erano le palme e rimase a fissare lo spazio vuoto. Sollevò lentamente lo sguardo verso la chioma morata del grosso prunus piantato in un angolo del giardino. Libero finalmente dalle foglie appuntite del chamaerops e dalle spalliere di plumbago, il prunus trovava una relazione con lo spazio sotto di sé e faceva sentire la sua voce. Una voce serena, femminile, caldissima.

Manuel lo osservò come si guarda qualcuno per la prima volta.

 

2 commenti su “La camicia da notte #3

  1. 1

    sconsiglio il bambù! il racconto è molto carino, a presto, mp

  2. 2

    Mi ero promesso di aspettare la pubblicazione di tutte le “puntate” per evitare l’attesa, ma non ho saputo resistere ed alla terza son caduto, ora attendo il resto; bravo Fra’!