La camicia da notte #1

- 3 Dicembre 2010

Casa di Manuel era tutta lì: un ingresso, un varco lungo il quale si aprivano due porte per passare al bagno e alla camera da letto, poi una grossa stanza allungata che cuciva assieme cucina, pranzo e soggiorno. Sul fondo del vano la vetrata a tutta parete affacciava sul giardino.

«È quello che mi piace di casa tua», gli dissi mettendo le mani giunte davanti allo sguardo a indicare la forma di un tunnel, «questa prospettiva lunga in cui il giardino sta come la lente di un cannocchiale».

«Appannata, però!», mi rispose lui, riferendosi al fatto che quasi nulla della luce esterna filtrasse a illuminare la casa.

«Vedrai che da domani andrà meglio», gli dissi, poi ci mettemmo d’accordo sull’orario in cui avremmo iniziato i lavori e mi accompagnò alla porta.

In macchina ascoltai i primi dieci secondi di Monday at the Hug & Pint degli Arab Strap, poi staccai il frontalino, cercai di allungare il più possibile il tragitto fino a casa, ma mi resi conto che anche passare per tutti i quartieri della città non sarebbe stato abbastanza, così mi fermai a casa di un vecchio amico.

Giusto il tempo di raccontargli quello che stava succedendo, gli promisi entrando. Francesca se n’era andata quella mattina. Le avevo chiesto io di farlo. Non ne avevo la certezza, ma con molta probabilità non l’avrei trovata rientrando. La cosa mi sembrava stranissima. Mi profusi in dettagli su tutto quello che mi stava succedendo, la mia paura di crescere, l’idea che l’amore finisse proprio come un giorno finirà il petrolio nel cuore della terra, la paura di farle del male e di non resistere, la voglia di non cedere, la convinzione che comunque in fin dei conti fosse meglio così e altre cose simili. Quando il mio amico si addormentò sulla poltrona mentre ancora gli parlavo, capii che era ora di andare.

Arrivai a casa, infilai la chiave nella toppa, ansioso di sapere se avrei incontrato subito la resistenza della serratura. Invece la chiave scivolò nel cilindro perfettamente oliato compiendo tre giri prima dell’ultimo scatto: non c’era nessuno. Entrai, svuotai le tasche, aprii il frigorifero ormai quasi vuoto e mi accorsi che dei pochi cibi che restavano forse nessuno era stato messo lì da me. Richiusi l’anta e mi guardai intorno. Era lo stesso anche fuori dal frigo: così poco mia sembrava quella casa. E se era vero che ora era Francesca a essersene andata, la sensazione che avevo guardandomi intorno non riguardava la precarietà di tutti i suoi oggetti che presto sarebbero spariti dai muri e dalle mensole, ma l’assoluta mancanza di oggetti miei in quelle stesse stanze. Allora più che preoccuparmi del fatto che lei fosse andata via, mi venne il terrore che fossi io a non essere mai stato lì.

Mi aprii una birra, mi appoggiai al davanzale e cercai di non pensare a nulla, finché il mio sguardo si poggiò sui fili del bucato, dove sventolavano alcune mie magliette stese di fresco.

Provai un grosso senso di pena, pensando a Francesca che prima di andar via lava la mia roba sporca. Un dettaglio da sposa che mi beccava nel petto.

Dopo cinque minuti ero sul letto a sperare che il giorno dopo arrivasse in fretta.

 

15 commenti su “La camicia da notte #1

  1. 1

    bravo checco, sei sempre il mio preferito :)

  2. amicogianni
    2

    Liscio come l’olio. Del cilindro.

  3. master_of_archinauti
    3

    …riflessivo, introspettivo, e amabilmente malinconico. Aspetto con premura il resto.

  4. 4

    meravigliosamente crudo. frammenti di uno specchio a disposizione di ognuno.

  5. amico di silvana
    5

    ho letto il brano ascoltando gli Arab Strap (che non conoscevo)…tutto perfetto (anche il sapore amaro della birra che mi è rimasto in bocca)!

  6. 6

    …bravo checco…lascia il segno…e con gli Arab Strap in sottofondo e’ perfetto!!!( anche io non li conoscevo…;)) )

  7. 7

    e bravo a checco….come al solito
    aspetto il resto con ansia…

  8. 8

    UN GRANDISSIMO ZIO FRANCO, COME SEMPRE !!!

  9. 9

    bellissima descrizione. Di ciò che c’è davanti, dentro e dietro gli occhi. Complimenti.

  10. 10

    riconosco il segno!
    ma questa degli arab strap non c’è su youtube, dove l’hai pescata?
    waiting for the next one…

  11. 11

    Voglio vedere la casa di manuel :)))

  12. 12

    a disposizione…..

  13. 13

    come sempre… touché! :-)

  14. 14

    “l’idea che l’amore finisse proprio come un giorno finirà il petrolio nel cuore della terra”, una sensazione paralizzante, davvero. Ma non per il petrolio, figurati, ma per ciò che lega le persone, per i fili che tessiamo con il resto del mondo, per tutta una vita. Pensare che un giorno tutto possa finire lascia un senso amaro indefinibile. E bravo il mio amico Carveriano. ;)

  15. 15

    scorre che è un amore