Da grande volevo fare la Tiziana

- 12 Dicembre 2010

Tutti gli anni, appena cominciava la primavera, mia madre portava l’imbottita e i cappotti dell’inverno alla Tiziana. La Tiziana aveva le cosce grosse e gli occhi come pesciolini all’ingiù. Mi piaceva la sua ciccia profumata e mi piaceva andare da lei tutte le primavere. Quando mia madre mi diceva «Svelta, infilati la giacca che andiamo dalla Tiziana» io sapevo che l’inverno era finito.

La Tiziana era la prima cosa che vedevi appena entravi nella lavanderia. E attorno a lei c’erano i carrelli per tenere su i vestiti, le stampelle, i sacchi di plastica trasparente, ferri da stiro giganti e l’aria profumava sempre di bucato caldo. La mamma mi aveva spiegato che la Tiziana viveva e lavorava nello stesso posto, ma io non avevo mai visto la sua cucina o il soggiorno o la sala da pranzo. Come la Tiziana riuscisse a ingrassare così tanto senza mai cucinare niente per me rimaneva un mistero.

«Mamma, ma cos’è che fa la Tiziana tutto il tempo?»

«Fa il bucato, Rosetta.»

«Ma sporca un sacco di roba, allora!»

«Ma te sei proprio sciocca, Rosetta, fa mica solo il suo di bucato. Lo fa anche agli altri.»

«Fa pure il tuo?»

«Sì, ogni tanto sì.»

Io non capivo perché dovevamo farci fare il bucato dalla Tiziana se a casa avevamo la lavabiancheria. Forse mia madre non era brava abbastanza da pulire smacchiare e stirare tutti i vestiti. Forse era perché la nostra casa non profumava mai come quella della Tiziana, che sapeva sempre di lavanda, mughetto, rosa e vaniglia e aveva l’odore di tutti i prati in cui non mi ero tuffata e delle mani di mia madre quando mi accarezzava da piccola e sapeva di Pasqua e di Natale e di lenzuola pulite dentro cui far finta di nuotare.

Il giorno in cui decisi che da grande avrei fatto la Tiziana, la pioggia arrivava diagonale sull’insegna della lavanderia e non era primavera. Era dicembre e faceva tutto il freddo che non aveva mai fatto negli ultimi inverni e che si era raccolto da qualche parte nella pancia del cielo. L’acqua veniva giù coi bacili e non sarebbero bastati tutti gli ombrelli di tutte le persone del paese per proteggersi. La mamma quel giorno era andata in città per prendere delle medicine e mi aveva detto che mi avrebbe lasciato in lavanderia dalla Tiziana.

«Va bene, mamma.»

«Torno presto, te non farla arrabbiare e comportati bene.»

«Va bene. Tanto mi dà gli ovetti di cioccolato.»

«Con moderazione. Non ho intenzione di sentirti piagnucolare per il mal di pancia.»

«Non piagnucolo.»

«Dammi un bacio, via.»

Quel giorno la Tiziana mi diede otto ovetti di cioccolato e mi diceva di non fare la timida, coraggio, prendine un altro. Poi mi tirò un buffetto sulla guancia e si mise a gironzolare per la lavanderia, canticchiando Tulli tulli tulli pà. Ed era tutta indaffarata a lavare, stirare, inamidare e impacchettare e io pensavo che la felicità doveva essere fare il bucato tutti i giorni con una canzone di cioccolato nella bocca e annusare la primavera anche se fuori l’inverno ti scrosciava addosso.

 

Un comment su “Da grande volevo fare la Tiziana

  1. 1

    brigida bazinga, sei un fottuto genio.