Da grande volevo fare la Goleador

- 5 Dicembre 2010

Quand’ero piccolo io la tv faceva vedere i ragazzi che si baciavano nei film. Anche ora. Ma una volta i ragazzi si baciavano sempre al mare col falò e quando si baciavano si vedeva poco la lingua, si vedeva solo la testa che si muoveva come se fosse quella della bambina dell’Esorcista. Nei film i maschi avevano i capelli arruffati, una collanina e una chitarra che facevano finta di saper suonare per conquistare le ragazze. Le ragazze invece indossavano una maglietta bianca che lasciava scoperta una spalla, i pantaloncini di jeans e i capelli biondi con la frangia. Erano belle, avevano le tette piccole.

Anche le femmine della mia classe avevano le tette piccole. In particolare Mascia. Mascia aveva le tette più piccole di tutte le femmine della mia classe. Era bellissima. Passava le ore di scienze a succhiare le Goleador alla frutta. Un giorno di novembre la maestra spiegò la circolazione del sangue. Io fino a quel momento non sapevo che il sangue fosse bicolore come le Goleador. Pensavo che il cuore pompasse sempre lo stesso sangue perché in nove anni non mi era mai successo di sbucciarmi un ginocchio e vedere il sangue blu. Anche se avrei dovuto capirlo, perché ogni tanto sbattevo contro la credenza in sala da pranzo e mi venivano dei lividi che dopo due giorni cambiavano colore e diventavano blu oppure viola.

Sul libro di scienze il sangue era di due colori. C’era il sangue buono, rosso, e quello andato a male, blu. Il sangue partiva dal cuore sempre buono, poi camminando per il corpo andava a male e alla fine tornava a morire nel cuore. Oppure faceva un’altra strada. Restava sempre vicino al cuore e si sporcava con l’aria dei polmoni. Non c’era modo che il sangue restasse pulito. Una volta fuori dal cuore, per vivere, il sangue, doveva sporcarsi.

Io volevo stare vicino al cuore di Mascia, volevo che mi toccasse il libro di scienze con le mani appiccicose di caramella. Volevo tenerla dentro e farla camminare nel mio corpo, lasciarle sporcare tutto, i polmoni, il cuore, il fegato, la milza, volevo che mi andasse ovunque e che rimanesse sempre lì, e sarei stato attento a non sbattere contro i mobili del soggiorno e a non sbucciarmi più le ginocchia per non perdere mai nemmeno una goccia di Mascia.

Ma lei niente. Niente. Guardava la lavagna e succhiava la sua Goleador al terzo banco. Allora  lo capivo che non sarei mai stato nel cuore di Mascia. Che era più facile nascere Goleador alla frutta e da grande sognare di finire nella sua bocca ed essere succhiato da lei finché non diventavo piccolissimo e poi sparivo. Che non avrebbero mai fatto un film con me e con Mascia e non ci saremmo mai abbracciati sulla spiaggia di notte per limonare mentre i nostri amici cantavano le canzoni di Battisti e lei era bella lo stesso anche se portava gli occhiali, lei era bella lo stesso anche se non avrebbe mai indossato una maglietta bianca con la spalla scoperta, anche se aveva i capelli castani e non aveva la frangia, anche se io stavo due file dietro di lei e di quella volta che la professoressa spiegò la circolazione del sangue io ricordo solo la sua bocca.

 

3 commenti su “Da grande volevo fare la Goleador

  1. 3

    che spettacolo…