Un giorno di primavera che il sole era alto nel mezzo di un cielo senza nuvole, una piede si avvicinò a una scarpa che stava riposando ai piedi di un letto.

– Buongiorno, no, buonasera signorina! – disse il piede, tradendo un insolito imbarazzo.

– Buonasera – rispose la scarpa, mentre cercava discretamente di allacciarsi per farsi vedere in ordine.

– Ha visto che bella giornata oggi?

Il piede non sapeva esattamente cosa dire. Era la prima volta che parlava con la scarpa e anche la prima volta che si trovava in una situazione del genere, come si fa in quei casi? Cosa si dice?

– Già, proprio bella – disse la scarpa dopo qualche secondo.

Anche per lei era una situazione imbarazzante: era convinta che il piede si fosse accorto dei lacci allentati, e che si fosse avvicinato per quello, chissà cosa pensava di lei. Non riusciva a smettere di pensarci e questo la rendeva tesa. Non poteva minimamente immaginare l’identica agitazione del piede, che gli aveva fatto perdere di vista il letto e il tappeto, figuriamoci i lacci, preso com’era dal ripasso continuo del canovaccio che aveva preparato, da cui stava cercando di tirare fuori qualcosa di brillante.

Invece, finì col dirle – È proprio coincidenza fortunata, trovarci io e lei nella stessa stanza, non crede?

Lo disse e si maledì, che banalità, stava rovinando tutto.

La scarpa infatti non rispose, perché non sapeva cosa dire. Non era per niente una coincidenza, lei era quasi sempre lì e anche lui, e quella frase era solo un modo per coprire il vuoto e non far morire la conversazione.

Lei questo l’aveva capito e forse anche apprezzato, ma nello stesso tempo aveva la sensazione che quella frase avesse coperto il vuoto col vuoto, e non sapeva come continuare.

Ci fu un silenzio che sembrò lunghissimo a entrambi, poi d’un tratto il piede disse:

– Signorina, vorrebbe venire con me? Io lo voglio, e lo voglio perché siamo fatti così, io e lei, e siamo fatti per essere insieme. Venga con me, venga insieme a me. Mi lasci entrare in lei, si allacci attorno a me e andiamocene, il mondo è nostro. Prima le ho detto “noi siamo fatti così” ma mi sono espresso male, noi siamo così e noi siamo per essere insieme, nessuno ci ha fatti. Il mondo invece, il mondo è stato fatto, un giorno, ed è stato fatto apposta per essere camminato da noi due, insieme, in lungo e in largo, per sempre. Il mondo è nostro.

Il piede disse questo tutto d’un fiato, senza nemmeno essersi accorto di aver iniziato a parlare. Si rese conto di tutto alla fine, quando vide la scarpa senza parole, con un espressione che non avrebbe saputo descrivere.

– Mio piede – e la scarpa fece una scarpa – io vorrei venire con lei. È così, è questo l’amore? Ma non posso.

– Perché?

– Perché c’è un errore nel suo discorso, e quest’errore mi distrugge.

– Quale?

– Non so chi o cosa ma qualcuno ci ha fatti, e ci ha fatti diversi. I nostri cuori sono stati fatti per voler stare insieme, ma noi no. Si è visto? Lei è una piede destro, e io sono una scarpa sinistra, il mondo non è nostro, il mondo non lo cammineremo mai. Non saremo mai una cosa sola.

Il piede guardò la scarpa senza parlare.

La scarpa guardava in basso. Poi il piede sorrise.

– Quello che hai detto mi ha fatto capire una cosa, lo sai? Ho capito che a noi il mondo non serve. Vieni qui.

Il piede si avvicinò alla scarpa, si sdraiò su un lato e rimase immobile nel suo sorriso.

Poi la scarpa capì, sorrise anche lei e fece la stessa cosa.

Fu così che un piede destro e una scarpa sinistra si baciarono e combaciarono le loro piante, che erano fatte per quello, per essere insieme in quel modo, e in quel modo rimasero per sempre.