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Questo il gioco #1

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Quando la musica comincia noi siamo raccolti sul prato e racchiusi da pareti verdi d’edera perfetta, che copre tutto, lì dove il mondo che abbiamo finisce. Ci alziamo di scatto, mi muovo e vi seguo, sono queste le regole del ballo tra ciechi in cui siamo dentro, perché le schiene non hanno pupille e adesso sono punte di raggi invisibili che ci legano al centro, mentre noi siamo i cavalli da giostra o passeggeri bambini. Tu con quegli occhi che hai fatto finora, tu mi ricordo era notte era buio, tu con le mani nell’erba. Ma voi lo sapete, che il senso antiorario dei corpi non ha mai fermato il tempo? La musica, infatti, va avanti: come la sirena di un’ambulanza si allunga si accorcia e poi si stropiccia, ma è sempre la stessa, siamo noi trottole impazzite a tradire il metronomo. Il senso antiorario dei corpi, voi lo sapete, è indifferente al quattro quarti che scorre nei polsi.

Mi sto muovendo, ma qui c’è troppo che va più veloce di me. Anche l’aria continua a guardarmi di spalle e a volte mi avverte che qualcuno tra voi mi è passato davanti, da dietro, o mi annuncia una schiena: la aspetto.

E sento che adesso noi siamo pianeti, costretti da orbite particolari e nostre, noi siamo un sistema solare, una scala diversa, questo il gioco. Sei tu Venere hai un vestito leggero, sei tu Marte con le scarpe rosse, sei tu Nettuno più lento di me, sei tu la Terra che bel nome che hai. I miei piedi nelle loro scarpe asciutte di primavera si posano e spostano, ma non si riposano ancora, sono queste le regole.

Finché la musica finisce, e finiamo anche noi.

Crolliamo tutti insieme, eravamo d’accordo, saremmo crollati inchinandoci al sole: non c’è nessuno che grida. Adesso contiamoci tutti, guardiamoci gli occhi, adesso vediamo se tutto questo ha uno scopo, se i nostri passi bambini veloci inseguivano un senso o soltanto una direzione. Io sono crollato a metà, sono stato salvato da un trono di plastica bianca che non profuma di niente, solido come le cose false, mi ha accolto senza che fossi re. Se ne avessi il coraggio, guarderei la catastrofe e vi vedrei a corte: la regina sei tu i capelli li hai biondi, il cavaliere sei tu io mi fido così, il cardinale sei tu cosa importa perché, la principessa sei tu e non sei la più bella. Siete tutti seduti su sedie nel prato e il silenzio di adesso mi sembra un peccato, a me sembra una resa riprendere fiato così.

Così tu, ma se tu non crolli: perché mi guardi? Conoscevi le regole ma non la canzone, tu non conoscevi gli stacchi del testo, i segnali del tempo, che adesso va avanti da solo e non c’è soluzione. E se tu non crolli, non manchi.

Siccome ci sono ancora il cielo e la luce, mi dite, e prendete una torta con il mio nome che brucia, buon compleanno, in dono un segreto: in ogni banchetto c’è un posto in meno.

 

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1 commento

  1. complimenti.