La mia storia (in)finita con R. #4

- 25 Novembre 2010

R. si trasferì di nuovo, andò a vivere a Milano, ci sentimmo qualche volta via email e piano piano, senza sperarci troppo, ricominciammo a vederci. Andavo su io, prendevo il treno per Milano e passavamo dei lunghi weekend insieme. Lei era cambiata, aveva cominciato a lavorare e sembrava che finalmente le cose stessero iniziando a funzionare tra noi. Per la quarta volta.

Ci fu un bellissimo viaggio a Berlino, una minivacanza di quelle che sporadicamente riuscivamo ad incastrare tra le sue idiosincrasie nei confronti dell’assenteismo lavorativo e i miei chiari di luna bancari. Durante quel viaggio ci amammo davvero e tutto andò nel migliore dei modi. Ricordo una scena in particolare, all’aeroporto di Fiumicino, si stava facendo sera e a Roma era primavera, si stava bene e c’era un bellissimo tramonto che veniva fuori dai tetti grigio chiaro dei terminal.

Avevamo corso pensando di essere in ritardo per il check-in, arrivati davanti alle porte a vetri ci rimaneva ancora qualche minuto per salutarci.

Fece tutto lei, ancora una volta, tirò fuori dalla tasca l’iPod che le avevo regalato per il compleanno, qualche mese prima, srotolò le cuffie, ne mise una nel mio orecchio e spinse play con il pollice.

Partì una canzone di Nina Persson e noi ci baciammo, abbracciati stretti, sorridendo talmente tanto che si finiva per fare a dentate, incisivi contro canini contro incisivi e le mani dietro la testa, le sue sulla mia, le mie sulla sua schiena a chiudere il cerchio su quei cinque giorni che ci avevano dato ancora una volta l’illusione che in fondo, a volerci credere, si poteva restare insieme e opporre resistenza alla distanza che spietata ci separava per seicento infiniti chilometri e quattro regioni.

Poi gli anni passano (e non è una frase fatta), le relazioni invecchiano, diventano rugose e con la pelle secca, senza abbronzatura, i caratteri si fanno duri ed è come la domenica quando la sbornia è passata. Del resto dopo ogni estate arriva sempre un autunno. Ma qualcosa rimane, rimangono le canzoni come Frequent flyer, rimangono i ricordi, tanti. E ogni tanto parlarne fa bene.

 

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