La mia storia (in)finita con R. #1

- 4 Novembre 2010

1996, Dublino

Quell’estate ero partito per Dublino, avevo giocato la carta “college a caso” che all’epoca andava molto tra gli adolescenti italiani. Avevamo una libertà limitata ma ampiamente trattabile stabilita dalla famiglia ospitante. Dormivo da una signora che aveva dei gatti, dei bambini e un marito che guardava tutti gli sport che passavano in tv. Quell’estate c’era il sole in Irlanda e in un giorno di fine luglio io e R. avevamo entrambi il culo su un prato verdissimo, quindici anni, mano nella mano ci ritrovammo uno sulle labbra dell’altra a darci il primo vero bacio della nostra vita.

R. mi era venuta incontro il terzo giorno, io impacciato feci addirittura qualche passo indietro, goffo e imbarazzato rimasi a guardare le sue scarpe mentre mi diceva che le piacevo. Io non capivo perché tra tutti quei ragazzi proprio io, che avevo fatto per attirare la sua attenzione?

Feci fare tutto a lei, mi prese per mano, mi portò dall’altra parte del prato e lontani dagli occhi curiosi degli altri ragazzi si sdraiò vicino a me. Mi chiese se fossi comodo. Come potevo essere comodo? Ero un sasso, rigido e spigoloso, praticamente immobile. Lei mi abbracciò, parlò un altro po’ e infine, come i fuochi d’artificio a capodanno se non sai che ore sono, d’improvviso quel bacio.

Le sue labbra erano morbide, le mie gelide, ci fu un boato e poi un’esplosione di colori ed emozioni che durò un tempo infinito, come quello che ci vuole per arrivare su Proxima Centauri.

Di punto in bianco mi sentii felice, così felice che lei se ne accorse, prese le mie mani e se le strinse al petto, diventai felice al cubo, che dico, diventai felice fattoriale. Ricordo che per altri due fantastici ed eterni giorni rimanemmo insieme. Ricordo la sensazione di lei che mi prendeva per mano e io che camminavo impettito. Ero orgoglioso di me.

Dopo due giorni mi mollò per la prima volta, e me ne tornai mestamente ad ascoltare Punk in Drublic dall’altra parte del prato.

 

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