Je suis une femme

- 24 Novembre 2010

C’è una storia dentro la storia, in questo piccolo capolavoro di Jean-Luc Godard. Inizia con una ragazza innamorata di due ragazzi allo stesso tempo. La ragazza manda due lettere, dando appuntamento al primo alla Gare du Nord, e all’altro, 2 ore dopo, nella zona sud di Parigi. Spedisce le lettere, e subito dopo averle imbucate, si accorge di aver confuso i due nomi.

È il 1961, la Nouvelle Vague sta vivendo il suo periodo più fecondo e Jean-Luc Godard gira in presa diretta un film che ruota attorno alla figura della donna. Angela vive con Emile e da lui vorrebbe un figlio. Emile no. A complicare le cose si aggiunge Alfred, miglior amico di Emile e innamorato di Angela. Un ménage à trois (già indagato dal cinema francese, Jules et Jim su tutti) impreziosito da dialoghi astrusi (scritti da Godard insieme con gli attori, in uno stravolgimento della figura dell’attore che partiva da una riflessione di Godard stesso, esplicitata nella famosa frase “gli dici di piangere e piangono, non è gente libera”) e tecniche di ripresa innovative (cinemascope, colore, suono diretto).

Vi chiedo soltanto un favore: cercate il film in lingua originale con i sottotitoli. Il film che uscì nelle sale italiane fu il risultato di uno scempio a opera del co-produttore italiano: scene di nudo tagliate, intere sequenze sparite nel nulla, dialoghi stravolti (in una scena Angela dice a Emile “ho il sedere freddo”, in Italia la frase si tramutò in “ho freddo dietro”) e colonna sonora mortificata da un missaggio arbitrario.

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Une femme est une femme
Regia Jean-Luc Godard
Anno 1961

 

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