Se fosse un film sarebbe interamente in soggettiva, l’occhio della cinepresa annebbiato così che i personaggi possano muoversi attraverso una patina lattea e deformante in una quotidianità ossessiva, una routine morbosa, un girotondo di dannati.

Un farmaco annunciato già dal titolo e somministrato a chiunque, un farmaco che assieme è cura e veleno. Del resto lo sappiamo bene tutti che la medicina guarisce una parte per ammalarne un’altra. E così è un po’ anche la vita, pare. E l’amore, anche.

Il mestiere del critico appare in trasparenza, dietro il virtuosismo di echi e citazioni più o meno manifeste, un rebus divertente che non lascia nulla al caso, sfida intellettuale lanciata al lettore.

Non dev’essere semplice esordire nella narrativa quando si ha una storia di polemica sprezzante alle spalle, tutti i riflettori puntati contro e una schiera di indici pronti a cogliere in fallo. Ammirevole il coraggio, quindi, di Gilda Policastro.

È una prosa che ha il sapore metallico del sangue, la sua; una lirica visionaria eppure algida.

Un libro da mandare giù col naso attappato, come si fa con gli sciroppi cattivi che poi, però, si portano via il male.

Il farmaco

Gilda Policastro

Fandango

Galleria

15,00 euro