La nostra esistenza è fatta di nodi che non si possono sbrogliare (cit.)

- 11 Ottobre 2010

Dicono che ci sia il tempo giusto per ogni libro.

Ho comprato La manutenzione degli affetti più di un anno fa. Vivevo in un’altra casa, il mio futuro si chiamava Torino, portavo sempre un cerchietto rosso.

Il libro è rimasto lì sullo scaffale, poi ha trovato posto in uno scatolone del trasloco, poi è arrivato fino a casa dei miei. Fino a tre giorni fa, ne avevo letto solo le prime dieci pagine. Non era il momento giusto, evidentemente. Come per alcune persone, mi dico.

I racconti di Antonio Pascale sono come le ferite che all’inizio non bruciano e poi fanno male all’improvviso. Storie di vite spezzate, deviate, interrotte da un colpo di pistola, dal dolore, dalle cose che non cambiano o rinate in un minuto, durante un orgasmo.

Bambini goffi che avanzano nella controra per scappare dalle urla dei genitori, tristi ministeriali che osservano la pioggia su Roma, infanzie che si vorrebbero diverse, case dalle serrande abbassate in cui risuonano solo lacrime, mariti che non si amano più, improvvisamente.

Una scrittura secca e amara procede di racconto in racconto per arrivare ad un finale che si interroga sull’italianità, in una sorta di tavola rotonda itinerante, tra l’Altare della Patria e le Fosse Ardeatine.

Grazie, Antonio. Dovevo solo aspettare il momento giusto.

“Prima del nostro incidente era diverso. Il buio non mi spaventava, mio padre mi teneva per mano. Il vento tra i capelli, quella sensazione di fiducia e abbandono. Era bello lasciarmi trascinare nel buio e poi aprire gli occhi tra i colori, la luce, di nuovo finire nel buio, poi di nuovo aprire gli occhi. Come è bella la vita, quando entra senza invaderti, senza scolorire gli oggetti.”

La manutenzione degli affetti

Antonio Pascale

Einaudi

ET Scrittori

8,80 euro

 

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