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Ska dance (zerodue)

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È così, v’ho detto, non state troppo a sentire, belli miei.

Le bave fluorescenti dell’estate gli scadevano appiccicate agl’angoli della bocca, i pesci rossi nuotavano sempre più annoiati nel fontanone della piazza messa a nuovo ma sempre zoppa, le signorine ti guardavano maliziose pur dimostrando la stessa ritrosia a metter in vista le gambe abbronzate, c’erano stati i mondiali come ogni anno che viene quattro anni dopo l’ultima edizione dei mondiali, i Righeira gracchiavano l’estate sta finendo e tutto sarebbe stato nell’ordine normale della cose se non fosse che Giulia, Giulia dalle labbra di liquirizia e dai capelli di zucchero filato, gli aveva detto guarda, davvero: ciao, ed il cuore gl’aveva fatto ciòc, a Lollo, come le canne di bambù secche se le tendi troppo.

Lollo e Giulia erano come l’acqua con l’olio: dàgli e dàgli a mescolare, si mescolano mica.

Certo è che non si fanno le nozze coi fichi secchi, né si gioca a calcio con le pinne: lo dice Graffetti e se ne sarebbe dovuto accorgere pure Lollo, magari dai graffietti che gli lasciava Giulia sui ventricoli.

Cercava respiro nelle minute, quotidiane ore d’aria.

Oggi una fuga al biliardo a tirar tardi senza tirar di stecca, domani una birretta al caccieppesca, domenica la partita alla tivvù del circolo Arci, così, non foss’altro per non irrancidirsi sul divano con lei.

Dei ventidue che scendevano in campo, mai che se ne fosse visto in giro uno con le pinne.

Se ce le hai, le pinne, sei un sucker, come diceva Graffetti: un sucker per sempre.

Giulia, che di norma sapeva essere amara quanto e più di certi cioccolati purissimi della Guyana, alle volte se ne usciva con un andiamo a trovare Giulietta? che Lollo gli veniva da succhiarne ogni lettera, come fosse glassata.

Indossava quell’odioso vestito di lana color cacao e si profumava il collo d’arancia, Giulia stucchevole come una torta sacher, e poi diceva andiamo. Non come fosse una domanda. Piuttosto: un ordine.

A Lollo non erano ancora arrivati che già gli salivano certe micragne tremende.

Ma che la porti a fare?, gli chiedeva Giulietta se rimanevano soli, quellalà, presto più che tardi, diventerà buona più a nulla, rancida, come il formaggio quand’è scaduto. Vedi che naso a punta? Son tutte acide, quelle col naso ad uncino.

Ci sarebbe stato da fidarsi, di Giulietta, come di tutti i donnini piccoli con un nome lungo.

Invece, lì per lì, Lollo ci badava mica alle parole incartapecorite ed inselvatichite di nonna sua. Fingeva, fingeva che tutto scorresse come deve, che non stessero imputridendo, ognuno a suo modo, anche se insieme.

C’era un calciatore, in Brasile, negl’anni Venti, ch’era mulatto e lo accettavano mica, nel gioco, mulatto com’era, si chiamava Friedenrich e per farsi voler più bene si tingeva il volto con la farina di riso, per sbiancarsi.

Lollo sotto ‘l naso si dipingeva un sorriso, ben largo s’intende, e mentre Giulia beveva fumava stordiva straniva lasciava e prendeva iniziative, Lollo: sorrideva, perché poteva mica giocarlo, quel gioco, se era triste.

Giulia usava spesso la metafora dello Stilton, per il loro legame.

Diceva: ecco, quando litighiamo siamo come quel formaggio in cui ad un punto s’incuneano le muffe. Eppure vedi: son batteri che lo rendono migliore, quel formaggio, perché poi buttalo, lo Stilton, se sei capace, solo per il fatto che è muffo.

Lollo controbatteva con la parabola della birra nella pinta. Diceva: ogni screzio, ogni incomprensione, è come un soffio di vento che bacia quella birra, e dàgli oggi dàgli domani tutta la schiuma se ne va, le bollicine scompaiono, non restano che le sottili patine che si formano in superficie. Sai da cosa dipendono quelle crosticine?

Ossidazione.

E tu lo sai a cosa è buona una birra ossidata: ad annaffiar le piante.

Giulia e Lollo, insieme, erano come la birra e lo Stilton.

Anzi, no, che birra e Stilton s’abbinano a meraviglia.

Loro erano come l’olio nell’acqua.

E diciamocelo, nessuno beve volentieri l’acqua con l’olio, e neppure una birra ossidata, senza storcere il naso almeno un po’.

E non lo balli, lo ska, se non ti ricordi come essere rude, almeno un po’.

E non riesci nemmeno a fare in maniera credibile il blues, se non sei nero almeno un po’, e triste, infelice, sofferente almeno un po’.

Non se sorridi sempre, qualsiasi cosa accada: come faceva Lollo, anche se era triste.

Triste come una birra ossidata.

 

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1 commento

  1. Massimiliano

    Con un tocco di magia l’anno si ripopolò di fantasia…asciugando d’un tratto tutto il secco asciutto che l’estate aveva portato….