Ska dance (novantotto)

È così, belli miei, senza starsene troppo dietro ai discorsi.

L’appendice filamentosa dell’estate gli scadeva sotto il culo, i pesci rossi continuavano a nuotare nel fontanone della piazza quella zoppa, le signorine si facevano più restie nel mostrare le cosce abbronzate, c’erano stati i mondiali come ogni anno che viene quattro anni dopo l’ultima edizione dei mondiali, i Righeira gracchiavano l’estate sta finendo e tutto sarebbe stato nell’ordine normale delle cose, se non fosse che Bastiano era entrato nelle loro vite di bambù verde.

Bastiano, diciamocelo subito, non era diminutivo di niente. Sebastiano lo abbrevi in Seba, Seb, Sebastian, mica in Bastiano, che al massimo puoi troncarlo in Bastian, ma troppo facile, poi dàgli che tutti lì a dir “contrario”.

Bastiano s’era incuneato tra i loro canzoncelli sbriciolandogli l’insbriciolabile fascino di piccole stelle senza cielo dall’anima fragile. Che se mai un’ambizione avevano nutrito, gl’imberbi, era quella di imparare a strimpellare ligabuici giri di do per dedicarli a Giulia, almeno così era per Lollo, dedicarli a Giulia nella festa di fine anno all’oratorio, guardarla negl’occhi e dirle questa è per te, signorinella.

Giulia che sotto il sole masticava le cicche, Giulia dalle labbra di liquirizia, Giulia con la faccina pan di spagna ed i capelli di zucchero filato, Giuliamia che come faccio a dimostrartelo che non ti son amico, semmai il contrario, contrario come Bastian che poi è Bastiano, nome del cazzo, e quanto ti piace, Bastiano, a te, che me lo dici sempre.

Peppino Di Capri, in Operazione Sole, cantava che sotto il sole si può fare quello che si vuole, Giulia non era dello stesso avviso e diventava color del cocomero quando respingeva le avances di Lollo, cocomero ma più maturo se invece si lasciava andare lasciva.

Gl’aveva raccontato una sera, Bastiano, Bastian che quando parlava zitti tutti che parla Bastiano, che quella canzoncina di Peppino era una ròba ska, e ‘l movimento di corsa sul posto era un bulleggiarsi da rudeboy, una ska-dance, che così pronunciata ricordava la fine annunciata ed improcrastinabile dell’ennesima estate, delle cotte per Giulia, delle notti di stelle, della giovin’età.

Lollo sapeva mica scrivere. Se le ricordava mica, le melodie dei canzoncelli degl’anni sessanta. Era mica Bastiano. Però, come i trasferelli sui polsi, certe storie gli restavano incollate a quella zona molle e profumata di gelato alla crema che chiamiamo memoria.

Diceva Bastiano, che quando apriva bocca zittitutti, che quella musicallegra là se l’erano inventata i giamaicani dopo l’indipendenza ‒ in quell’edizione dei mondiali c’erano pure i giamaicani, eran simpatici, i giamaicani, ma proprio delle clamorose pippe, i giamaicani ‒ e dopo l’indipendenza essere un ragazzo giamaicano rude, con tutti gl’altri per strada troppo impegnati ad esser felici, significava essere qualcuno quando la società diceva che non eri nessuno.

La società sbaglia sempre, il mondo è tutto storto, Peter Tosh e Bob Marley gli dicevan che contavano zero ed eccoli divenire rudeboys, ragazzi rudi, ma proprio ru-dì, a message for you, Rudy.

Però ecco: Di Capri rifiutato dalla società ce lo vedevi mica, tutto ben vestito coi cani al guinzaglio e il fiero cipiglio, lui era più soft. Ska-ska-skaska-scaldati un po’ canticchiava Lollo a Giulia rubando le parole da Operazione Sole, ed un po’ glielo diceva con la voce, un altro po’ con gl’abbracci stretti. I Righeira gracchiavano negli stereo altrui, e vicino al fuoco ci si confessava, tra risate soffocate, che era stato proprio un peccato non essersene accorti prima che dopotutto ce lo si voleva un po’ di bene.

Bastiano aveva raccontato la gloria dell’indipendenza proprio nei giorni in cui Lollo avrebbe iniziato a scoprire l’agrodolce sapore della schiavitù.

Vedi quando fai finta di correre, così?, gli faceva Bastiano. Ecco, così ballavano pure quelli che ballavano il jump blues.

Ma il blues non era la colonna sonora della tristezza?, aveva chiesto Lollo.

Spiegami bene com’è: si salta pure quando si è tristi?

Tutti i giorni, rispondeva Bastiano, tutti i giorni, durante l’ora d’aria, in carcere.

Ska è il rumore che fa la chitarra se l’ammutolisci sul levare della battuta, sul più bello.

Non si fa rumore solo quando si mette un suono. Alle volte, basta levarlo.

Giulia, Giuliasua, gl’avrebbe levato quattro anni e quattro giorni d’esistenza, ma questo Lollo ancora non lo sapeva.

E durante ognuno di quei giorni, di quei minuti, di quei secondi, Lollo avrebbe cadenzato l’inesorabile tictac del tempo che scade con una ska-dance, saltellando sì, ma con la faccia mica troppo sorridente.

Come in carcere, durante l’ora d’aria, tutti i santi giorni.

 

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4 commenti

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  2. Asi Claypool

    Bello, bello davvero.

    L’ho letto stretto, tutto d’un fiato!

    I miei più sinceri complimenti!

    :)

  3. zittitutti! c’è Gabrielli…