Così è, quindi, belli miei, se vi pare.

Oggi l’estate più non scade, dura finché vuoi tu, al massimo c’è alpitù, e pesci rossi che nuotano nella piazza quella zoppa, quelli non ce ne sono più.

Le signorine restie a mostrar le cosce abbronzate vestono abitini a fiori di quart’ordine, da mercatino delle pulci, e parcheggiano le bianche chiappe su panchine scrostate dalle quali osservano giocare ricciolute bimbe che un giorno forse s’abbronzeranno sulle cosce e non vorranno darlo a vedere, ma che per il momento fanno solo baccano, un infernale frastuono gracchiante di bambine con immotivati slanci d’entusiasmo che ti verrebbe voglia di pungerle con un ago arrugginito sui piedini per fargli venire il tetano, così che si prendano un febbrone e se ne stiano per tutta l’estate a letto, anziché scorticarti le orecchie coi loro strillini.

Ci son stati i mondiali, quelli sì, come ogni anno che vien quattro anni dopo l’ultima edizione dei mondiali, ed i Righeira l’estate sta finendo si son rotti i maroni di continuare a cantarla, han fatto vertenza, l’han vinta, c’è stato anche un ampio risalto mediatico, ed uno special di Matrix su canale cinque: ora è vamos alla playa pur’a novembre, e son tutti molto felici, capintesta i Righeira.

Questo è il nuovo ordine normale delle cose, questo e nessun altro, e Lollo e Giulia, il prossimo anno, ch’è un anno dispari di quelli in cui non ci sono né i mondiali né gl’europei né niente, solo calura afa e bollini rossi a Firenze Roma e Bologna per il gran caldo, si sposano.

Ci son certi birrini artigianali che son scesi dal cielo per sfracellarti le certezze.

Arroganti, presuntuosi, quei birrini sfasciassunti sembrano portare nella bottiglia un rude messaggio di redenzione, a message in the bottle for you, Rudy.

Ti dicono, i mastri birrai che le brassano, quelle birre là, che sull’etichetta mettono una data di scadenza, è ovvio, è la legge, ma tu prova a berle sei o sette mesi dopo quella data, e sentirai che ròba.

I lieviti, che son crudi, che non vengono mica pastorizzati, s’evolvono, si sviluppano, maturano, fan durare la vita della birra qualche tempo in più. Magari non così come li conosci, gl’odori ed i sapori, magari un po’ diversi, magari da un’altra parte: senti la resina!

Ah, la scorza d’agrumi!

Tu ce la trovi la polpa matura d’albicocca?

Giulia, Giulia labbra di liquirizia e capelli di zucchero filato, collo d’arancia caramellata e dopotutto ce lo si è sempre voluto un po’ di bene, i birrini artigianali non li beveva, le gonfiavano la pancia, diceva, e quando aveva la pancia gonfia era sempre intrattabile, s’incazzava per un nonnulla e la infastidivano pure gl’urletti delle ragazzine al parco.

Lollo non le ha neppure chiesto di sposarla, un bel giorno è successo che lei è tornata, la pancia era sgonfia e non erano più come l’acqua con l’olio, erano come lo zucchero nel caffè. Quando torna l’amore dell’adolescenza son solo immotivati slanci d’entusiasmo tutt’il giorno, non ci pensi più al cuore in mille schegge, ai quattr’anni di vita insieme passati a rimpiangere di non averla mai iniziata, una vita insieme, e ti vien facile anche dimenticare come t’era scaduta da sotto il culo diec’anni prima, una storia.

Davvero, guarda: ciao, gl’aveva detto un giorno lei, s’erano girati verso il cielo e tre nuvole avevan scritto la loro data di scadenza.

Gettare.

Tutto.

Nella pattumiera.

Con sdegno.

Ma erano poco più che fanciulli, allora, ed avevano una frittata di cipolle in testa, e poi un giorno s’erano resi conto che son altre le cose importanti nella vita, son sposarsi, fare figli, mica suonare la chitarra in levare, mica la tromba, mica scrivere o ricordarsi le cose che si son scritte, son altre, le cose importanti, e buonanotte al secchio.

Giulia, Giulia fiori d’arancio e pelle di pesca matura, Giulia che l’anno che viene Lollo la sposa, voleva chiedere a Bastiano di suonare al loro matrimonio, Bastiano che quand’eran piccoli andava dicendo che lo ska in Italia ce l’aveva portato Peppino Di Capri e che quando parlava zittitutti che parla Bastiano, perché alla fine della fiera pure con Bastiano Giulia un po’ di bene dopotutto se lo volevano, ma da amici, niente di più, diceva lui, e a lei stava bene, ché tanto c’era Lollo.

Lollo, quando avevano fissato la data e tutto, non ci credeva che stesse succedendo proprio a lui.

Era andato dalla zingara, allora, c’andava sempre da una zingara, da quando era morta Giulietta, e le aveva chiesto di dargli uno sguardo alla linea della vita, così, per sapere se stava facendo la cosa giusta oppure no.

Succede sempre e a tutti, aveva detto la zingara: ad un tratto vedi?, la linea della vita stac, ti si interrompe.

E dopo che c’è?, aveva chiesto preoccupato Lollo.

C’è che non ci sarà più quel che c’era.

È così, belli miei, non statevene troppo dietro ai discorsi: alla morte, Lollo, c’aveva mica pensato mai, prima, mentre adesso, a sentir parlare d’interruzioni, sì che ci pensava, ora che stava per metter su famiglia.

S’era immaginato nell’attimo in cui spirava. In cui la linea stac, si interrompeva. Faceva lo stesso rumore che fa la chitarra se l’ammutolisci sul levare della battuta, la vita che stac, finiva.

Qualcuno avrebbe detto eh, ecco, è trapassato, Giulia si sarebbe dilaniata di dolore, respira Giulia, l’avrebbero aiutata,con calma, inspira, espira.

Espirare. Inspirare. Espirare.

Espirare, ecco, forse quello sì che l’avrebbe accettato, se era così che doveva andare, espirare come una carta di credito quando non è più buona, espirare come gl’ispagnoli quando scadono, espirare come quando i polmoni son lì lì per scoppiare e si deve per forza sbruffare, per tirare nuovamente il fiato.

Che poi magari le cose prendono tutt’un’altra piega.

Come certe birre artigianali.

Altri sapori. Altre nuances.