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Le cose dentro: nelle mani il cuore

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Se ne andava in giro col cuore in mano.

Stanca di essere fraintesa, ogni mattina tirava giù la lampo dello sterno e si toglieva il cuore dal petto.

Gli dava una pulita e, la maggior parte delle volte, lo metteva al collo come un bel ciondolo, con le pulsazioni al minimo ma evidenti, come i bagliori di una pietra preziosa.

Quando era triste poteva capitare che lo portasse a mo’ di spilla, trafitto da un ago che ne traeva qualche goccia densa. In quelle occasioni indossava un abito bianco e sembrava un ricamo di rubini. Quando si sentiva stanca o pigra lo portava al polso come un orologio, col tu-tum a tenerle il tempo e a ricordarle di fare quanto più poteva, che prima o poi gli anni sarebbero diventati giorni e i giorni minuti.

Prima non era così ardita. Si teneva il cuore chiuso nel costato proprio come tutti, un uccellino in gabbia che andava nutrito a briciole di emozioni. Come l’uccellino che non deve sbattere le ali troppo forte, il cuore avrebbe potuto spezzarsi i ventricoli contro le sbarre.

Ma arriva per tutti il giorno in cui il cuore smette di darti retta e comincia a fare da sé. Basta uno sguardo, una parola, un sorriso misterioso.

Lei attraversava la strada come faceva tutte le mattine per andare in ufficio. Camminava svagata, ripensando ad un sogno buffo già quasi scomparso. Il tacco le rimase incastrato nella crepa di un sampietrino. Prima che potesse fermare il movimento il piede era già uscito dalla scarpa. Perse l’equilibrio, o forse fu solo l’attimo del passaggio dal sogno alla realtà, comunque una mano salda sotto il gomito la tenne in piedi.

Risalì con lo sguardo dal palmo al polso al braccio ben fatto che continuava nelle spalle un po’ strette e culminava in un viso da sospiro. Tanto che lei trattenne il respiro e lo esalò tutto insieme, accartocciandosi i polmoni, quando come un cazzotto il suo cuore cominciò a battere all’impazzata.

Si sorrisero. Lui le diede una mano con la scarpa. Andarono a prendere un caffè. Successero le solite cose che succedono quando un uomo e una donna si innamorano, ovvero: i loro cuori presero a parlarsi, a cantare, a inventare balli sfrenati e lussuriosi, a dimenticare la prudenza, a giocare a nascondino lasciando sempre un lembo ben visibile per essere trovati subito.

Quando cominci a correre lungo una discesa, a perdifiato, coi capelli che ti fanno la scia dietro, non ci pensi nemmeno a fermarti. Perché tornare alla stasi? Ai capelli perpendicolari, alle guance pallide?

Dopo quell’amore ci furono altri amori e altri cuori.

Non si trattava di volare di fiore in fiore come una farfalla, ma della cocciuta paziente speranza del cercatore d’oro che setaccia la rena. Tante volte erano solo scintillii ingannevoli, pietre che a strofinarle rimanevano sassi. Lei invece aveva una pepita pura che pompava desideri e cercava come un magnete il suo polo opposto.

Per questo alla fine scelse di stare con il cuore in mano. Per far vedere a tutti quel lucore magico, il rosso vulcanico di tutto l’amore che poteva dare cosicché solo chi ne reggeva il calore allungasse la mano per una carezza.

 

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2 commenti

  1. Asi Claypool

    Mi piace molto Mara :)

    I miei complimenti!

    ;)