Il bambino con il costume dell’Uomo Ragno si libera della canottiera, la getta per terra, e si tuffa in acqua come ne andasse della sua stessa vita. La madre ha fatto un debole tentativo di trattenerlo, con la scusa che avevano pranzato da poco, ma lui ha fatto finta di non sentirla. Il trucco con gli adulti, ha realizzato, è questo: non disobbedire, né contraddirli, ma fingere di non averli sentiti. O, ancora meglio, di non avere capito. È un metodo che stranamente funziona anche a scuola. Se la maestra scopre che non ha fatto i compiti, non ha importanza. Lui dice di averci provato senza riuscirci, e la maestra come per magia si calma e gli spiega tutto da capo.

Il bambino fa una serie di tuffi sul posto. Gli piace andare giù e toccare con il petto glabro la fredda sabbia del fondo, per poi risalire e prendere aria. Lo fa di continuo, per ore. Ogni tanto si ferma a osservare gli adulti intorno a lui, ma nessuno di loro fa i tuffi, e la cosa gli mette una vaga tristezza. Quello che gli piace dei tuffi è che per qualche istante hai l’illusione dell’assenza di gravità.

Quando è sotto, il bambino crede di essere uno di quegli astronauti che si vedono al telegiornale, quelli che si muovono lentamente e tutto quanto. Un giorno ha chiesto alla maestra come facessero la cacca gli astronauti, visto che gli sembra che in quell’atto la gravità abbia una certa importanza, e lei lo ha rimproverato. Ecco un’altra cosa che non capisce degli adulti: perché se la prendono tanto quando si parla di cacca, pipì, pisellini e fiorellini? Che cosa c’è di male a parlarne? Sono tutti una parte di noi. Sarebbe come non potere parlare delle orecchie, dell’ombelico o del sudore.

Il bambino con il costume dell’Uomo Ragno torna dalla madre, che sta facendo le parole crociate fumando una sigaretta. Si ferma un attimo a osservare la macchia di rossetto violaceo stampata sul filtro della sigaretta e si chiede perché lo trovi tanto disgustoso. Poi prende una paletta dalla borsa, si lascia scivolare addosso i deboli richiami della madre perché non faccia baccano, e va a rifugiarsi sul bagnasciuga, dove ha deciso che scaverà la buca più profonda mai scavata da un essere umano. Anche scavare gli piace da matti. Lo fa ininterrottamente per mezz’ora, fino a quando non arriva al livello dell’acqua. Si assicura che la madre non lo stia osservando, poi raccoglie con la paletta un po’ di quell’acqua.

Riflette un paio di secondi, quindi ne manda giù un sorso. Subito dopo comincia a tossire, gli sembra anche di stare per vomitare, ma piano piano gli passa. Chissà perché pensava che quella in fondo alle buche fosse acqua dolce.