A Jerry Calà non sarebbe successo 3

- 17 Settembre 2010

Frase da usare: “I’m trying to break your heart”

Parole da non usare: “Wilco”, “canzone”, “titolo”, “suonare”, “album”

Alice arriva alle otto precise, carina, mediamente truccata, sobriamente vestita. Ha una maglietta nera con la scritta I am trying to break your heart, che in vista di un appuntamento non è proprio beneagurante, ecco, e uno zaino viola che ha l’aria di contenere un pesante tomo trecentesco.

Scopro che all’Europa Cinema – ex Lumière – stiamo andando a vedere il film di un tale Trinh T. Minh-ha, che è il suo regista preferito in assoluto. Sopravvivo al film solo sbirciando ripetutamente il florido seno di Alice per 180 lunghissimi minuti.

Dopo, finalmente, la porto a bere al Pratello, quella simpatica via piena di locali, locali e altri locali. Farla ubriacare mi pare proprio il minimo, per scioglierla un po’.

Ubriacarmi mi pare proprio il minimo, dopo il film di Trinh T. Minh-ha.

Ci sediamo all’aperto, sulle panche di legno del Mutenye. Io prendo una birra media e un’altra birra media e dopo un’altra birra media seguita da una quarta birra media, lei una birra piccola di cui beve tre sorsetti in due ore abbondanti.

Mi parla lungamente di poeti estinti che non ho neppure di striscio mai sentito nominare. Mi dice che non ha la patente e che ha il terrore di guidare. Mi dice che non mangia carne, non per animalismo ma per motivi tutti suoi interiori. Mi dice che ama i film con Audrey Hepburn, che adora il tè, che colleziona tazzine di porcellana.

A ogni mia battuta vagamente sentimentale o remotamente sessuale glissa con abilità, tenendosi a distanza di sguardi.

Lo avete inquadrato il tipo? Bene: a un certo punto, mi convinco di averlo inquadrato anch’io. La ragazza che tanti anni fa è caduta nel tunnel di Kundera, poi in quello di Gibran, e non è venuta fuori mai.

Poi, nel bordello alcolico del Pratello, qualcuno mi saluta con una voce tipo schiacciasassi.

È un mio buon amico noto a tutti come l’Orrido, uomo di meravigliosa bruttezza, centoventi chili in rapido aumento, baffoni spioventi, cranio lucido e rasato, maglietta dei Motorhead ficcata dentro pantaloni in pelle e tesa su pancia rigonfia di birra.

Giubbotto di pelle vita natural durante, con qualunque temperatura.

Sotto quei pantaloni, dicono metà delle ragazze di Bologna, si nasconde la cosa organica più simile a un martello pneumatico che mai sia stata assegnata in dotazione a un essere umano.

L’Orrido mi passa di fianco con una birra in mano, vede che sono con una ragazza, sta per tirare dritto per non disturbare.

Ma Alice, a sorpresa, lo sta fissando con gli occhi del cobra.

 

2 commenti su “A Jerry Calà non sarebbe successo 3

  1. 1

    Siamo curiosi Siamo curiosi.

    Non ci tenga con il fiato sospeso, signor GabrieLi!

    :)

  2. 2

    :O ops. mi pardoneggi. Signor Morozzi :D

    Errore di calendario!