A Jerry Calà non sarebbe successo 1

- 3 Settembre 2010

Parola da usare: “coincidenza”

Parole da non usare: “viaggio”, “treno”, “destino”, “caso/casualità”, “incontro”

Facciamo che ve la racconto così com’è andata, questa storia.

E poi, voi, me la spiegate. A me.

Perché uno a un certo punto crede di conoscerle, le donne. Di poterle incasellare. Di saper agire di conseguenza.

E invece, quelle bizzarre creature sono sempre fonte di meravigliose e incredibili sorprese. Non sempre positive.

Ma cominciamo dal principio.

Un giorno avevo deciso di scrivere un saggio su Jerry Calà.

Non ridete: Jerry Calà è un virus che si è insinuato in tutti noi, in anfratti che neppure sappiamo di avere. Inoltre, non esistendo un saggio definitivo e aggiornato sul celebre attore, sarei andato a coprire una fascia di mercato ancora intonsa.

Dunque, avendo deciso di accollarmi questo duro compito, cioè, donare al mondo il volume più completo e documentato sul regista di Vita Smeralda, avevo cominciato a frequentare la biblioteca della Sala Borsa per consultare i testi esistenti su Jerry Calà.

Che, lo ammetto, non sono tantissimi.

E un giorno, mentre ero curvo sull’autobiografia di Diego Abatantuono studiando i suoi rapporti con i Gatti di Vicolo Miracoli e con un giovane Jerry Calà, avevo alzato gli occhi da quel prezioso documento e avevo visto Lei. Quella che, senza tema di smentite, almeno limitatamente alla mia esperienza personale, posso definire: la donna più bella del mondo. Algida, bianchissima. La pelle di latte, gli occhi di lago. Fasciata in un abitino verde acqua. Altera, distante.

Sarebbe stata una singolare coincidenza sorprenderla nella consultazione di un analogo testo su Jerry Calà, o magari su Ninì Salerno, il barbuto dei Gatti di Vicolo Miracoli, ma oltre che improbabile, diciamolo, come coincidenza sarebbe stata alquanto cretina.

La fanciulla dalla pelle di latte e gli occhi di lago era curva su un colossale tomo trecentesco. Tomo del quale non saprei ricordare il titolo, un po’ troppo vicino alla sua generosa scollatura per attirare il mio sguardo verso il basso e non qualche centimetro più in alto.

Avevo passato tutto il giorno a catturare frammenti della sua bellezza a colpi di sguardi furtivi. Sguardo furtivo dopo sguardo furtivo, quella aveva preso il suo tomo trecentesco e se n’era andata.

Seguirla, timido come sono, non se ne parlava.

Ero tornato in biblioteca il giorno dopo, e lei era lì, sempre col suo tomo trecentesco, ma con i capelli – lunghi, neri – legati a scoprirle il collo e le orecchie, e un abituccio rosso che dovrebbe essere proibito per legge su una ragazza bella come lei.

Rivolgerle la parola, anche stavolta, non c’era stato verso.

Il terzo giorno, uguale.

Non solo le mie ricerche su Jerry Calà latitavano in modo drammatico, ma non c’era neanche verso di approcciare la splendida visione. Allora avevo fatto l’unica cosa possibile.

Avevo chiesto aiuto all’esperta mondiale di seduzione e di rimorchio da biblioteca.

Avevo chiesto aiuto alla Betty.

 

Un comment su “A Jerry Calà non sarebbe successo 1

  1. 1

    Morozzi è sempre Morozzi. Non è che possiamo anticipare le prossime uscite? Se chiediamo per favore? In nome di Jerry Calà?