• un libro: Middlesex, Jeffrey Eugenides (2002).
«Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960, in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan.»
• un film: Il ladro di orchidee, Spike Jonze (2002).
Sceneggiatura magistrale di Charlie Kaufman. Nei titoli di coda vengono accreditati personaggi immaginari e citati brani di opere inesistenti. Vi basta? Puro metacinema.
• un album/canzone: Lovetune for vacuum, Anja Franziska Plaschg, aka Soap&Skin (2009).
Qualche anno fa una bambina prodigio austriaca decide di suonare il pianoforte. E il violino. E la sua voce. Musica classica, sperimentale e poesia decadente ringraziano e si inchinano.
• un cibo: Pistacchi.
Sono verdi. Fanno un rumore simpatico quando li sbucci. Hanno un nome che scrocchia. Sono calorici. Creano dipendenza. Agevolano le chiacchiere frivole. È sufficiente per amarli.
• una parola: Hygge.
In danese hygge è calore, casa, conforto, candele, colori caldi, buon cibo, vino, amici, allegria, relax, biscotti allo zenzero e un gatto accoccolato sulle gambe. La ricchissima lingua italiana non se l’aspettava, eh?
• un oggetto: La borsetta a tracolla.
Ora che è estate, perché spendere soldi in imbottiture ingannevoli e chirirgia plastica quando una semplice e colorata borsetta a tracolla può darvi l’illusione di avere due taglie di tette in più?
•un luogo: Amsterdam.
Mai vista tanta luce. E no, non per il Red Light District (beh sì, anche), né per effetto di sostanze bizzarre (ok, un po’): brilla da sé. È lei che visualizzo quando chiudo gli occhi e cerco un’immagine che mi faccia bene.


















bella bella bella questa cosa e belle belle belle le risposte. la mia preferita? hygge, ça va sans dire.
Contenta ti piacciano Calvin. In effetti con hygge mi son giocata una carta furbescamente esotica!