“Non si esce vivi dagli anni ’80″ lo sanno tutti. O almeno dovrebbero saperlo tutti.
Gli anni 80, per chi se lo fosse scordato, erano quel circo di spalline cotonate e sorrisi plasticosi di lucida allegria. A me hanno sempre messo una gran tristezza, mi immaginavo una discoteca sfigata vista dal parcheggio, dove senti solo i bassi troppo alti, oppure mia zia e la sua adolescenza “mitica” mentre si dimenava in pista sull’ultima hit. E questo mi bastava.
Eppure esiste un sacco di buona musica anche in quel decennio vuoto. È quel genere di musica erede dei Kraftwerk, i precisini fissati coi computer, dei Joy Division e la loro funebre simpatia o dei Devo e la loro virtuosa schizofrenia. Suonare negli anni ’80 voleva dire sapere benissimo che niente aveva senso. Niente Re Lucertole o chitarristi visionari, il punk aveva scoperchiato l’inutilità della musica e nessuno voleva credere in qualcosa perché sarebbe stato da ingenui. C’era una folle disperazione annoiata nell’aria, perché nessuno voleva andare da nessuna parte, tutto era già stato fatto e non rimaneva altro da fare che inventarsi apposta uno stile nuovo per farlo. O almeno un modo nuovo di vestirsi. Era una specie di corsa all’oro quando si sa benissimo che l’oro è già finito. Così qualcuno si divertiva a fare canzoni senza senso, prendendo sul serio la propria idiozia, mentre altri si dichiaravano apprendisti suicidi per far capire quanto erano davvero depressi loro. E solo loro.
Ecco, forse non è andata proprio solo così. Io sono nato nell’ 85 e non ho preso molti appunti. Però so che se torno a casa il venerdì sera ascoltando gli Smiths mi sento più profondo, se faccio colazione con i Pavement rido da solo e se oggi ballo sugli LCD Soundsystem sembro più figo.
Gli effetti collaterali degli eighties sono dappertutto. Anzi sono “sulla cresta dell’onda” perché i sintetizzatori con la punta arrotondata ci stanno sempre più simpatici da quando possiamo ballare facendo finta. Oppure non pogare ascoltando i Pixies, ma adorarli lo stesso. È una questione di scelta e il bello è che siamo noi a scegliere. L’importante è non perdere mai nessuna occasione. Quindi perché non cliccare play sulla playlist?
È facile.
- The Smiths – Bigmouth Strikes Again
- Nick Cave & The Bad Seeds – Dig, Lazarus, Dig
- Pixies – Where is my mind
- The Cure – A forest
- Joy division – Love will tear us apart
- Pavement – Cut your hair
- Weezer – Buddy Holly
- Daf – Der Mussolini
- Grandaddy – A.M. 180
- And one – Military Fashion Show
- Kraftwerk – Model
- Lcd Sound System – North American Scum
- Depeche mode – Just can’t get enough
- Devo - Mongoloid
- New order – Blue monday


















“Io sono nato nell’ 85 e non ho preso molti appunti. Però so che se torno a casa il venerdì sera ascoltando gli Smiths mi sento più profondo, se faccio colazione con i Pavement rido da solo e se oggi ballo sugli LCD Soundsystem sembro più figo.”
Anch’io.
propio fico
la verità è che tutte quelle schitarrate serie iniziavano a rompere le palle.