#17 Fattele raccontare, queste storie

- 1 Luglio 2010

L’editoriale di questo mese è una storia. In questa storia c’è un uomo con gli occhi verdi e le spalle dritte. Si alza ogni mattina alle cinque, mangia un uovo sodo, si pettina i capelli davanti allo specchio, mette il vestito buono e due libri nella bisaccia. Va a fare il maestro in una piccola scuola di campagna, a piedi, due chilometri all’andata e due al ritorno, otto bambini, tutti educati, è il millenovecentoquarantacinque e la guerra non esiste.

In questa storia c’è una donna, ha i capelli mossi, le gambe sode. La mattina si alza alle cinque per raccogliere albicocche con altre due donne dalle braccia sottili e gli occhi bruciati dal sole. Stanno zitte, fanno attenzione a non pestare i frutti, di tanto in tanto asciugano il sudore dalla fronte. Quando sentono mordere la fame mangiano un pezzo di pane, fanno un letto leggero con le felci e riposano mezz’ora, non di più, e ridono, per dimenticare di avere ancora fame.

È sabato, è una giornata caldissima, è un campo arancione in aperta Sicilia e il mare non esiste. Il giorno dopo venderanno le albicocche al mercato, si faranno vento con le mani, parleranno un dialetto stretto destinato a scomparire. La donna si piegherà sulle ceste, si piegherà sulla fronte asciutta di un bambino, abbozzerà un sorriso, gli regalerà un’albicocca, gli dirà: Fatti grande.

È domenica e non c’è scuola. L’uomo si sveglierà al mattino avendo in bocca il desiderio di more. Scenderà dalla parte sinistra del letto e non troverà le scarpe. Indosserà il vestito della domenica, quello del riposo, si laverà il viso con l’acqua fresca e andrà per i campi selvaggi. Campi neri, vuole more di rovo, vuole stare male di more di rovo. Che è come dire vuole stare male di dolcezza.

L’uomo e la donna si incontreranno a una festa di ballo ma non lo sanno ancora. Lei lo guarderà ma lui non ricambierà lo sguardo. Lui non le chiederà di ballare, non quella volta. Si sposeranno, avranno una bambina, ma non lo sanno ancora.

Le storie succedono. A volte qualcuno le racconta, le porta nelle mani come frutti, le porta in giro come bisacce. A volte qualcuno ti chiede “Ma esistono davvero le cose che hai scritto?”, “Ma è vera la storia che hai raccontato?”, e tu sorridi.

I sogni, sono veri i sogni? Forse no. Ma puoi dire che siano falsi i sogni?

A luglio SettePerUno porta le storie in giro, ancora, per farle viaggiare, per farle stancare. Le porta a Pescara, le porta a Catania. Le storie fanno festa, vogliono farsi ascoltare. E tu vieni, a Pescara, a Catania, fattele raccontare, queste storie.

A proposito, era il 1981 quando Inger Christensen scriveva: “Gli alberi di albicocche esistono; esistono le felci e anche le more di rovo esistono”.

 

4 commenti su “#17 Fattele raccontare, queste storie

  1. 1

    Il mio voto è di 10 stellette, contatelo come media mi raccomando :))

    Io storie raccontate così non smetterei mai di leggerle!

  2. 2

    mi piace molto questo racconto, mi piace il suo raccontare di storie lasciando solo delle tracce leggere, lasciando al lettore il seguirle, il completarle od il cambiarle… perchè le storie sono di chi le scrive ma sono anche di chi le legge……

  3. 3

    Grazie…

  4. Donato Trincoli
    4

    Non c’è una tanto giallo che possa riempire dei semplici riquadri bianchi a forma di stelline, quanto l’emozione che ho provato nel leggere questa storia, che, come un déjà vue, ha fatto riaffiorare alla mente molti piacevoli ricordi e contemporaneamente un’amara consapevolezza…GRAZIE :)