Sulla strada dei parchi 4

- 5 Giugno 2010

In questa domenica mattina mi tirano giù dal letto i passeri che hanno pensato di annunciare le nascite nel mio giardino.

Sono le 6:38 e nonostante le discrepanze che nascono al pensiero di associare l’alzataccia con il canto piumato mi tiro su con quella tranquilla lentezza che borda le mie mattine ma che non ritrovo nei giorni feriali.

Il mio passo mi deposita su quel suolo emaciato.

Le mie scarpe nere con la loro suola si incastrano in quelle spaccature.

Indossare il caschetto giallo che un bambino riconosce in uno dei suoi Disney: “Porte” e “Munch”.

Nella salita il legno fregia le finestre, un’intercapedine maligna tra il suolo e un muro illumina il pavimento invisibile.

Il portone di un palazzo invita a chiamare per i posti letto liberi, ci sono bottiglie di plastica ovunque, neanche fossimo in un magazzino di riciclaggio.

In questo posto l’unico riciclo si fa tra coscienza e responsabilità.

Cambiare strada, il centro, un palazzo tagliato da una sega a denti larghi, lacerato con un morso il ripostiglio: le scatole delle scarpe, gli sci e le bacchette riposte per un fine settimana nevoso sono salvi anche se precari e abbandonati.

Ogni muro sembra fissato con un nastro di carta da trenta cm tutto arricchito da tubi Innocenti di un diametro da quindici cm.

Un anno fa era una piazza ora sembra un pezzo di Cinecittà, dove i tecnici realizzano strutture di cartongesso: metà di una cupola con mosaici blu ed oro completamente sorretta da fili da pesca è circondata dai resti esplosi, della metà mancante, raccolti e radunati da rastrelli provenienti dalle ville dei palazzinari.

Quello che resta del Comune, dove ci s’iscrive per sapere di esistere e dove con quel documento ti permettono di fissare un appuntamento a otto mesi per una tac, i documenti affissi risalgono al giorno precedente: mancate nozze, bandi con la lista dei vinti.

Fontane sommerse da spazzatura che le deteriora come il finto parmigiano che creavo da bambina strofinando due sassi.

Una delle non “99” adibita a discarica : i pesi colorati che rendevano le braccia toniche.

Ora le schiene si spezzano come quelle dei contadini ma il raccolto è fatto di sola polvere.

 

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