Oggi, nel giorno di festa, si lavora duro per restaurare un luogo di culto autorizzato.
“Oh miei fedeli prostratevi sulla mia infinita potenza! Il materiale è gestito dai miei figli illegittimi per la corruzione del mio gregge. Se vi interessano i dogmi qui ve n’è uno. A voi, la fede di accettarlo.”
In oratorio ero sempre quella che metteva i punti interrogativi fatti di spine… Quindi mi spiace, è fuori dalla mia capacità di comprensione accettare soluzioni comode.
L’urgenza di grazia divina e triste apparizione.
Fulmini ghiacciati attraversano la schiena atterrando nel mio stomaco penetrato.
XX settembre: appesi alle transenne ci sono i quadri di chi c’era.
Dietro: l’assenza.
I guanti di pelle appesi e legati su quel filo metallico di chi sorride in quella foto, sguardi di chi condivideva bevute e sigarette in una città lontana, di chi chiedeva un panino perché “… o il pane o le sigarette!?…”, di chi non è riuscito a farsi prendere dall’adrenalina della sopravvivenza e di chi non voleva uscire perché doveva preparare un esame.
Lascio scendere spesso gli occhi: mettere la pausa su questi tagli è condividere il dolore.
Strappare i negativi dei visitatori rompendo le loro macchine come i primati con la frutta secca.
Le macerie per farlo non mancano.
Che cazzo fotografi?! Vuoi far vedere le strutture contenitive regalate da Torino o da Barletta?
Grazie città, ma questo decubito ha reso la terra secca.
…e Grazie, anche a te, Stato, che non tuteli la tua carne tenera.
Le scarpe bianche tagliate da quei cocci che mi sgretolano gli organi interni e che soffocano la quotidianità di chi è nato qui.
A Piazza Duomo, nell’unico bar, una donna buona e robusta dona cioccolato ad un bambino stanco di osservare.
Qui non siamo nel capoluogo lombardo.


















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