Sulla strada dei parchi 2

- 19 Giugno 2010

Mentre percorriamo le salite Matteo ha mille punti interrogativi sonori che gli spuntano sulle labbra. I lineamenti ossuti fanno emergere i primi muscoli tenaci, nati da scivolate e da una serie di saltelli e così le bottiglie di plastica diventano materia e forma di gioco… Non ha chiaro il luogo di rigoroso silenzio.

Il permesso di essere bambini credo vada oltre i luoghi.

Le generazioni passate erano abituate ad obbedire senza pensare; fortunatamente, il presente ci permette di tramandare i valori riformati da una coscienza più accorta.

Mi auguro che l’accortezza sia biunivoca alla saggezza e al rispetto ma l’esperienza mi inoltra che gli insiemi non sono sempre collegati.

Distrarsi con una bottiglia in questo luogo credo che sia meno grave di aprire gli sportelli di un’automobile per rispondere a quesiti banali.

Contro ogni “canna di fucile” puntata una “katana” abbandonata per quel fine settimana.

Il suo immaginario è diverso da quello che sta osservando e percepisco il voler dare forma e nomi a quello che fu. Nelle montagne che attraversiamo distingue una cintura per pantaloni, vecchie custodie musicali, magliette abbandonate: tutto deve essere pezzo di vita manifesto.

L’animismo si compie attraverso la fonetica delle forme di mondo.

Non ho elementi sufficienti per spiegare l’incertezza. Da qualche tempo ci vivo e hanno costruito una casa serena ma non sono pronti per dare significato tramandato.

Le sue scarpe hanno qualche numero in meno rispetto alle mie, ma le due paia son ben piantate in questa polvere che battiamo insieme.

Non gli basta ascoltare; vorrebbe fermare quella “distruzione” dove il lupo è la sua rappresentazione.

Qui folate di vento: zero.

Non si son mossi i polmoni, ma le viscere.

 

Commenti chiusi.