Otto litografie saffiche

- 19 Giugno 2010

I have always wanted to be just a pair of eyes,

walking through the world unseen,

only to be able to see others.

Unfortunately one was seen…

Espressionista, simbolista, cubista.

Pittrice, illustratrice, scultrice.

Cuspide scorpione-sagittario, sensibile e tagliente al punto giusto, un po’ francese, un po’ tedesca.

Jeanne Mammen non ha quasi mai firmato né datato le sue opere e durante il nazismo preferì vendere in strada libri di seconda mano piuttosto che sottomettersi alla politica culturale del grande dittatore. Il regime infatti non vide di buon occhio la mostra dell’associazione delle artiste berlinesi a cui Jeanne partecipò in quegli anni, né gradì molto le opere dell’artista. In particolare, il libro di Pierre Louys, Les Chansons de Bilitis, che Jeanne illustrò e che fu messo immediatamente fuori legge. A scatenare l’ira funesta del regime furono solo otto litografie saffiche.

Nonostante ciò, la sua produzione artistica non subì alcun arresto e la provocazione e l’emancipazione femminile furono sempre al centro della sua arte.

Un tratto elegante e nervoso grazie al quale possiamo entrare in un bar dell’epoca e incontrare donne che ballano, ridono, fumano; donne ubriache, divertite, provocanti, tristi, nude, impegnate in effusioni amorose o sessuali. Possiamo andare in giro per strada e incontrarle da sole o annoiate in compagnia di altri uomini.

L’estrazione sociale è sempre varia e l’amore lesbico tende a dominare spesso la scena.

Lei è anche qui e io devo ringraziare escape into life per la scoperta.

 

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