All in all it’s just

another brick in the wall

Pink Floyd – Another brick in the wall

Il silenzio era tornato nella stanza da letto. Per quindici secondi i timpani di Ambrogio vennero sottoposti a violenza, tanto da trasmettere al cervello e, di conseguenza, al sistema nervoso, una sensazione infernale. Per quindici secondi Ambrogio credette di sentire il suono dell’allarme che annunciava i raid arerei nel corso della seconda guerra mondiale. Poi solo il silenzio. Un meraviglioso silenzio.

La quiete dopo la tempesta.

Fuori gli uccelli si erano arresi al freddo umido di quella mattinata, così non ci fu nemmeno il loro canto a rovinare quegli istanti di caduca pace. Ambrogio riusciva a sentire i suoi pensieri mentre, intanto, aveva abbandonato la posizione supina e si era seduto sul letto, con le gambe che gli penzolavano in flebili sussulti.

I vermi che ho nel cervello giocano a dama con quelli delle viscere. Ciascuna fazione brama al controllo completo di me: non posso oppormi, non posso. I vermi mi hanno conquistato ancora prima di morire.

Si alzò e preparò il caffè: uno schifoso e acquoso caffè.

Dappertutto nel monolocale ristagnava puzza di chiuso ed era viva, nell’appartamento, l’assenza di una donna: il letto era sempre sfatto e le lenzuola quasi mai cambiate, nel lavello una pila di piatti imputridiva da diversi giorni, sul pavimento nove lattine di una pessima birra comprata al discount.

Ambrogio desiderava l’odore di lei. Lo desiderava ogni giorno, appena aperti gli occhi: sperava di girarsi dall’altra parte, avvicinarle il naso alla pelle della schiena per fare entrare dentro i suoi polmoni: lei e il suo sapore di letto. Ma lei non c’era più. L’ingloriosa fine del suo matrimonio non fu che l’ultimo tassello, il mattone mancante al muro che aveva costruito attorno a sé: un muro di silenzio, apatia e rabbia repressa.

Prima del matrimonio aveva perso il lavoro. Un nuovo consiglio d’amministrazione si era insediato nella compagnia assicurativa per la quale lavorava. Dopo aver dato un’occhiata ai bilanci societari, nonché all’andamento dei titoli azionari, fu decisa una nuova politica aziendale. Furono esaminate le schede di tutti gli impiegati di tutte le filiali della città: chi non rientrava nei canoni desiderati era fuori. Ambrogio fu uno di quelli. A cinquantatré anni sei fuori dal mercato del lavoro, hai idee ormai troppo obsolete, hai un’etica: bisogna fare spazio ai giovani, quelli privi di scrupoli. Fanculo l’etica, con l’etica non si fanno i soldi. La crisi, il dollaro, il petrolio, l’euro debole: una s.p.a non può permettersi, al giorno d’oggi, l’etica come politica societaria.

Una mazzata. Una volta ripiegata la lettera inviata dalla compagnia, si immaginò stecchito al ring. Che razza di mondo è quello in cui il corso delle cose, la vita di un comune mortale viene decisa in base alla Borsa: in base a come e quando vengono venduti dei pezzi di carta che solo per decenza sono chiamati diversamente. Titoli azionari. Vent’anni fa Ambrogio credeva ancora nella politica. Vent’anni fa aveva la tessera di partito. Vent’anni fa poteva ancora dirsi comunista, poi il crollo del Muro. “Perché la gente è così contenta della caduta del Muro?” chiedeva alla moglie, “dopo, vedo solo il vuoto”. Poi arrivò Occhetto. Il 1990 fu l’ultimo anno in cui risultava iscritto al PCI.

Adesso il muro lo costruisco io.