Addio Louise

- 12 Giugno 2010

Fare arte non è una terapia, è un atto di sopravvivenza.

Una garanzia di salute mentale.

La certezza che non ti farai del male e che non ucciderai qualcuno.

Fino ad ora, ho sempre avuto la fortuna di avere buoni insegnanti e maestri di vista, ma non ho mai sopportato l’invasività.

Ho finito con l’amarli tutti a distanza, però se mi fosse stata data la possibilità di scegliere un insegnante d’arte e di vita da poter amare e seguire quotidianamente, avrei scelto senza dubbio lei: Louise Bourgeois.

Francese di nascita e americana per scelta, Louise nasce a Parigi il giorno di Natale.

Dalla geometria passa al disegno e da questo alla scultura.

Ama la madre e odia il padre, che vede arruolarsi nella Grande Guerra.

Lo perde per qualche anno, per poi ritrovarlo cambiato, “deciso a divertirsi, a inseguire le gonnelle”, in particolare quelle della sua governante e insegnante di inglese, Miss Sadie.

Alla convivenza forzata della famiglia con l’amante del padre dedica una scultura degli anni Novanta esposta ora al Centre Pompidou, in cui raffigura una casa dell’infanzia ingabbiata e sovrastata da una grande ghigliottina.

Al padre, che prova l’invidia del pene al posto della figlia, dedica invece l’opera dall’eloquente titolo Destruction of the Father.

È per scappare da tutto questo e dalla forte ostilità del padre nei confronti delle sue aspirazioni artistiche che negli anni Trenta Louise si trasferisce a New York insieme al suo futuro marito, il critico d’arte Robert Goldwater, con cui ha tre figli, di cui uno adottivo.

Qui inizia ad esporre e nel suo studio costruito sul tetto della casa di Manhattan si congeda dalla Francia, immortalando i Personages della sua vita francese in sculture di legno solitarie ed emaciate.

Il successo arriva però solo negli anni Ottanta, a 71 anni, quando il MoMA le dedica una grande retrospettiva, la prima organizzata per una donna. Seguono le celebrazioni del Guggenheim, della Biennale di Venezia e della Tate di Londra, ma il successo non le è mai importato molto, anzi, riteneva stimolante l’assenza di successo per una persona sicura di se stessa.

L’arte è stata un atto di sopravvivenza, un modo per esorcizzare i demoni, la sua famiglia.

È stata uno psicanalista e la terapia.

La sua arte è dolore, ossessione, ricordi, amore, sesso, rabbia, aggressività, assassinio, potere: “Il potere mi spaventa. Mi rende nervosa. Nella vita reale, mi identifico con la vittima. Ecco perché mi sono dedicata all’arte. Nella mia arte, l’assassino sono io… Come artista io sono una persona che ha potere. Nella vita reale, mi sento come un topo dietro al termosifone.”

Delusa da Breton, Lacan e Freud perché “hanno tirato fuori solo teorie”, ha condotto da sola il suo lavoro psichico: “All’inizio il mio lavoro è paura di cadere. Più tardi è diventato arte di cadere. Come cadere senza farsi male. Più tardi ancora è arte di stare sospesi.”

Ha realizzato sculture, installazioni e performance, ha utilizzato tecniche e materiali diversi (marmo, il bronzo, il gesso, il ferro, il lattice), ha creato corpi di stoffa mutilati e fasciati: “L’assenza di braccia significa che non ci si può difendere. In tale stato si conoscono i propri limiti.”

Ha trascorso gli ultimi dieci anni della sua vita chiusa in casa, ricevendo di tanto in tanto i giovani artisti che andavano per mostrarle i propri lavori e si è fatta fotografare sorridente con una pelliccia di scimmia e un grande fallo sotto il braccio. Ha distrutto il padre e immortalato la madre in Maman, un enorme ragno d’acciaio: “ Il ragno è un’ode a mia madre. Ho ereditato la sua intelligenza, ma anche il cuore insano di mio padre. Mio padre provocava in me una continua perdita di autostima. Mia madre rappresentava la fiducia in me stessa. Non prendertela, sai come sono gli uomini. Dagli ragione, intrattienili; gli uomini sono come bambini. Mi ha convinta.”

È stata ed è una grande artista. Complessa, fragile, forte, intelligente, unica.

Incapace di essere amata, ha detto di sé. Ho molti dubbi al riguardo.

Io la amo e credo anche molti di voi.

Devi raccontare la tua storia e poi devi dimenticarla. Dimentichi e perdoni. Questo ti rende libera.

The Arch of Hysteria

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Fillette

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Fragile Goddess

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Give or Take

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The Destruction of the Father

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The Woven Child

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2 commenti su “Addio Louise

  1. 1

    C’è un bel ritratto di Louise anche sul libro Malamore di Concita De Gregorio, ma questo è molto più sentito!

  2. 2

    Bravissima, Roberta. L’ho letto d’un fiato e non ho potuto fare a meno di notare che sappiamo davvero tirare fuori il meglio di noi stessi quando parliamo di qualcosa che ci affascina e ci interessa veramente.