Sogni d’erba

Finalmente, eccoti! Come sei figo, meglio di quello che è passato poco fa, non ti ricordavo così bello, e dire che le cose belle (se mi fanno pure sangue) tendo a ricordarmele. Evidentemente non sono più quella che ero, ma è strano che abbia abbandonato la buona abitudine di ricordarmi le facce attraenti. Ah, non solo le facce. Io e il mio nel frattempo sopraggiunto capello bianco ti diamo il benvenuto in questa affollata oasi di verde, rilassati. No! Rilassati ‘sti maroni! Adesso abbiamo solo un’ora di tempo prima che il parco chiuda. Dobbiamo dar da mangiare ai piccioni, le coppie non ancora coppie (coppie in trattativa) lo fanno, poi lui fa finta di aver finito il suo panino secco per toccare le mani di lei, dai! Poi lei fa finta che un piccione le ha beccato il dito così lui fa finta di vedere se si è fatta male, anche se di ferite non capisce una mazza, dai! Poi tu fai finta che c’è un coniglio dietro di me, io mi giro e quando la mia testa torna a posto tu mi fai la respirazione bocca a bocca, dai! Poi per farla completa ci rincorriamo come due struzzi bendati, con la faccia da coglioni che se dovessero farci la foto saremmo come quegli esaltati sulle montagne russe. Ancora non capisco perché abbiamo deciso di vederci qui, non sapevo che sei uno che si prende i tre quarti d’ora accademici, è ovvio, ma se avessi saputo che per giunta ti saresti presentato con quelle H**** da 500 euro ti avrei detto di vederci in spiaggia, così saresti stato obbligato a togliertele. Comunque dai, dobbiamo anche andare alle altalene a fare gli idioti, a dondolare con le gambe rannicchiate perché siamo fuori misura già da un pezzo, a chiederci reciprocamente di spingerci. Come, spingerci no? Hai le vertigini? Stupendo! Io non riesce a passare sul ponticello del laghetto che è grande quanto una vasca da bagno e tu hai le vertigini? Questo non era previsto, tu avresti dovuto farmi sporgere dalla camionetta dello zucchero filato e dirmi “Io, ti fidi di me?” e io avrei dovuto dirti: “Se sei fedele quanto puntuale facciamo che ti concedo solo l’usufrutto”. Già non ci siamo con il progetto “sei il mio eroe”, il tuo annuncio diceva “coraggioso e intraprendente”, ma tu come ci saresti rimasto se io avessi scritto “audace e prorompente”? Senti, tu fai quello che vuoi, Io si gode il parco, defecazioni e conigli inclusi. Ero davvero pronta a tutti gli odori possibili, quando a un tratto ne sento uno che col verde c’entra poco, non ci posso credere, hai acceso una sigaretta. Innanzitutto complimenti per il senso civico, e poi: poppante! I poppanti ciucciano! Che ciucci quella specie di bastoncino incatramato che ti fa i denti color cammello e i polmoni color fumo di Londra? Londra… oh, bello Hyde Park… certo faceva freddino allora rispetto a oggi, avevo più o meno lo stesso numero di strati però in lana, e poi non c’eri tu con la tua sigaretta del piffero. Mi sforzo di inebriarmi dell’odore dell’erba appena tagliata, uno, due… ti sveglierai solo quando lo dirò io, tre, lo sento davvero l’odore dell’erba, lo sento proprio vicino al mio naso, mi fa male il naso, mi muovo, alzo la testa, sono distesa di pancia e il mio corpo assonnato è vicino alla staccionata, la maglietta ancora macchiata in mano, la bava alla bocca, le sei e un quarto, e tu non ci sei.