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Ti aspetto al parco 2

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Prove tecniche di attesa

Bene, sono arrivata… fiù, meno male che non doveva esserci caldo, mi sono tatuata col sudore la stampa della maglietta sulla schiena. Ho camminato a passo così svelto da bruciare trentadue virgola sette calorie, che ho prontamente reintegrato con maggiorazione dell’apporto nutrizionale grazie a un rotolino squacquerone e lardo. I romagnoli sanno essere davvero spartani nell’arte culinaria il che, sommato alle mie carenze d’affetto, fa di loro e della loro gastronomia qualcosa di molto simile alla bocca dell’inferno. Intorno c’è solo verde, bisogna che ci si concentri sui colori, perché a concentrarsi sui rumori si diventa scemi. Fischietto lanciando un’occhiatina lasciva al fratello animato del discobolo, che ovviamente è troppo strizzato nella sua calzamaglia da superman per girarsi a guardarmi, lui fa footing, io al massimo stretching. Una volta si stava meglio senza gli -ing, quando gli -ing hanno cominciato a popolare la nostra esistenza è arrivato il disastro. Rafting, free climbing, bunjee jumping, footing, snorkeling, insomma, da Deca***** devi entrarci con lo Zanichelli di inglese, e non è detto che basti. Ancora non ci sei, ti aspetto altri due minuti. Nel frattempo faccio la combinata nordica rivisitata: schiva i tricicli, occhio al pallone, fuggi al galoppo e salta l’intoppo (le cacche). Manca un’abilità… non disperare, la visita non è ancora terminata, ma come puoi vedere Io riesce a vivere senza gli -ing. Allora Io mette in atto il piano A: Ingannare il tempo parte prima, adesso faccio l’esca: se Giulietta ha fatto capitolare Romeo affacciandosi a un balcone, Io dovrà pur attirare qualcuno sporgendosi da una staccionata! Mi appoggio, equidistante da sconosciuti di ogni età che potrebbero essere scambiati per i miei genitori o i miei amici o, peggio, il mio ragazzo. Comincio a contare, chiudo gli occhi, sono a portata di rimorchio, cazzo comincia a bruciarmi la testa, distendo le braccia, sono rilassata e concentrata al tempo stesso come un fachiro, mi sento sfiorare la spalla, evvai! Apro gli occhi, sento uno sbattere di penne, mi guardo intorno, non vedo l’aitante mulatto in cui speravo, non vedo nessuno di nessun altro colore, mi guardo la spalla… bastardo di un piccione. Meno male che per venire al parco mi sono vestita come se dovessi presentarmi ad un’audizione per A****: ho una canotta sotto la t-shirt e una sopra la t-shirt che a sua volta è sopra la felpina a manica lunga, ah ecco perché avevo caldo, via uno strato e vai col piano B: Ingannare il tempo parte seconda. Ho proprio paura che tu ti sia addormentato, complice quella tisana rilassante che ti ho portato di ritorno dal mio ultimo viaggio, mi viene da chiedermi perché quella rilassante che ho portato a te funzioni e quella dimagrante che ho portato per me no. Tiro fuori il libro, cosa che di per sé è strana perché non porto mai da leggere a meno che non abbia esami a breve, faccio piuttosto parte di quella categoria di persone che fingono di parlare al telefono, e una volta nel bel mezzo della pantomima mi è squillato davvero nell’orecchio. Sono i momenti in cui nutro accanite speranze nel potere filtrante della memoria della gente e nel potere di autodifesa della mia. Insomma, spero che dimentichiamo in fretta. Spero che la macchia vada via in fretta e che tu arrivi in fretta.

 

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2 commenti

  1. fantastico..pensavo di essere solo con la mia paura che squillasse il cellulare mentre faccio finta di telefonare.. il trucco che adotto per risolvere è premere continuamente il tasto “rosso” mentre ho il telefono sull’orecchio :D (oppure si..basta togliere la suoneria..) ma è divertente questo timore :D

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