Expectations

O al varco, che dir si voglia. Al varco del parco. Oppure “parco se n’è andato e non ritorna più”, eh? Faccciamo i seri… Il 25 aprile la città in cui vivo si tinge di rosso, rosso che più rosso solo il sangue, altro che il comunista medio di Scienze Politiche. Fuori gli stendardi, fuori i cimeli dei tempi che furono, che furono rossi e non solo perché videro il sangue, fuori le medaglie, fuori l’arzillo canuto in bicicletta che sa rivolgerti gentil apostrofe rigorosamente in dialetto se ti accingi a intralciare la sua marcia, fuori i resistenti che resistettero, e fuori anche chi non resiste neanche a dieci minuti di corsa, cioè io. Io, che qui chiameremo “io” per comodità di battute, il 25 aprile va al parco. Che botta di vita, Io! Il massimo dell’essere alternativo, di questi tempi, è rilassarsi, ma attenzione: non si tratta di rilassarsi al bisogno, quando proprio non ce la fai, si tratta di prendere penna e agenda e scrivere “bollire bietola – cambiare lenzuola – mandare mail – pagare bolletta – rilassarsi”. Se oggi sei alla frutta e proprio non ce la fai più, facciamo che non ce la fai più fino a domani mattina, ok? Lanciati in un’apnea di stanchezza che finisce a comando all’ora che tu stabilisci e tieni duro fino a quando non potrai andare un po’ in standby, ricordandoti che dopo c’è la spazzatura da portare fuori. Sei tu che decidi quando rilassarti, perché sei tu l’artefice del tuo destino! Hai messo in ordine alfabetico le cose da fare e governi la fatica, e guarda caso “parco” sta proprio tra “pagare” e “rilassarsi”. Adesso fai la giravolta, falla un’altra volta e poi puoi stramazzare al suolo. Ok, parto. Anzi no, parco. Rimuovo le restanti remore di una ricaduta, perché tossisco da più di venti giorni, mi dico che in fondo un po’ di sole può solo far bene, ti dicono “fissa il calcio alle ossa!”, ah perfetto… allora immagino che chi in spiaggia preferisce il topless lo fa perché ha a cuore la sua gabbia toracica, e la prossima volta che esco magari potrei chiedere al primo che incontro: “perché non lasci che il sole fissi il calcio alle tue vertebre lombosacrali?”. Che ne sai, magari al parco incontri qualcuno che si presta. I tipi strani non mancano, ricordo la signora che interloquiva alacremente con la camicetta che stava provando nel camerino dell’O******, poverina, ogni bottone un insulto. Io per esempio si rigira nel letto fintanto che il lenzuolo non è perfettamente liscio sotto di lei, la grinza proprio la urta, non la lascia riposare. Pensi che sopporterebbe l’idea di fili d’erba che si falciano sotto il suo stesso peso e perdono linfa per non sentire dolore, la stessa linfa che le sporca il vestito? Piuttosto le zanzare, che anche volendo non puoi ucciderle tutte, che non ti fanno paura perché tra tutte le cose che volano sono tra le più innocue. Ecco, un aereo sorvola il parco, il parco è vicino all’aeroporto, l’aereo vola basso, meno male che Io non ha paura di volare. Porto da mangiare? Dici che riesco a compattare i passatelli in brodo nel tupperware più piccolo che ho? Dai, tolgo pure il brodo così pesano meno e non c’è il rischio di sbrodolamento collaterale. Meglio di no, compriamo la piadina fritta, che costa poco, così risparmiamo, dobbiamo essere parchi.