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Tiroide 3

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Cerco sempre un posto isolato in biblioteca. Quando accanto a me si siedono più persone, si rischia di iniziare a socializzare. Posso chiederti una penna? Fazzoletto? Scusa sai l’ora? Sigaretta? No grazie. A che ora chiudono qui?

Io la chiamo sindrome da reality. Non che sia uno studioso zelante che non si distragga mai. Preferisco farlo da solo e in silenzio.

Proprio mentre sto facendo una pausa non definibile tale, visto che, nonostante non stia leggendo, i miei pensieri sono occupati solamente da nozioni di letteratura, la vedo arrivare.

Viene ogni mattina e abbiamo una sorta di appuntamento limitato a uno sguardo di saluto e basta. Sinceramente sono soddisfatto di questo rapporto. Approfondire significherebbe compromettersi troppo.

Mi rendo conto dei miei battiti accelerati. A vent’anni non posso emozionarmi per così poco, infatti riconosco che le pulsazioni alte sono dovute allo stato della tiroide. Mi rimetto con la testa sul libro aperto, ma percepisco un movimento con la coda dell’occhio. Si sta avvicinando.

– Scusa…

Che delusione. Starà per chiedermi l’ora, o una penna. Un fazzoletto… no, una ragazza così gira sempre con i fazzoletti in borsa. Fatto sta che anche lei è vittima della sindrome.

– …hai il libro al contrario.

Il professore che mi fa da relatore riceve in una sede lontana dalla biblioteca. Pur conoscendo bene il mio ritmo di camminata, preferisco arrivare con largo anticipo in modo da rivedere gli appunti.

Forse dovrei pensare a come imprimere in lui il mio ricordo. Sembra un titolo di Nicholas Sparks, in realtà è che, per età o agenda piena, finora il mio nome e cognome non hanno mai fatto cambiare l’espressione incerta sul suo viso.

Sembra riconoscermi solo dopo che gli parlo dell’argomento di tesi. Di solito mi liquida in un paio di minuti, senza consigli su come scrivere, dividere il materiale o organizzarsi. Consegna nelle mie mani la totale libertà dell’opera. Un tripudio di libero arbitrio.

È preparando la tesi che il desiderio di agire solo seguendo ordini precisi s’insinua nelle giovani menti.

Nel frattempo è arrivato un laureando della specialistica.

– Ciao! Anche tu aspetti Guglielmi?

Annuisco.

– È un po’ un imbecille sai. Un vecchio. Alle lezioni parte a parlare e non la finisce più. Tutte cose inutili e non si capisce mai cosa vuole dire.

Io ho sempre capito. Piuttosto non capisco perché ha scelto Guglielmi come relatore se ha una bassa considerazione di lui.

– Pare sia potente a livello universitario, per questo mi sono affidato a lui. Se faccio il buono magari sarò ricompensato.

Ghigna ammiccando e facendomi temere che i suoi occhietti presuntuosi possano leggere nella mia mente.

– Avresti dovuto sentirlo al seminario sul romanzo gotico. Du’ palle!

È stato al seminario, magari solo per fare presenza, mentre io ero bloccato per frana. Sto pensando di aggredirlo fisicamente. Arriva il professore e l’essere odioso si alza di scatto.

– Ah, posso entrare prima io? Sai, vado di fretta. Grazie eh!

S’infila velocemente nello studio. Ho un nemico in più da oggi.

Il professore mi accoglie sorridente. Forse posso fare a meno di escogitare un rimedio alla mia anonimia.

– Salve!

– Salve professore. Le ho portato la biblio…

– Scusi, ma lei chi è?

 

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5 commenti

  1. La scrittura è concreta. Le figure ben delineate.
    Apprezzo molto la relazione tra il soggetto pensante e la realtà contingente: una dialettica che promette sviluppi interessanti.

  2. @Mario: ti ringrazio per i tuoi commenti tanto analitici!

  3. Caterina

    Ciao, devi perdonare questo commento – forse non del tutto pertinente, ma che scaturisce dalle migliori intenzioni pur essendo schiavo della smania del tutto e subito cui internet ha abituato la nostra generazione. Ho letto le puntate sin’ora pubblicate di questo racconto, inizialmente incuriosita dal titolo (e dal mio odio nei confronti della mia tiroide).
    Che detta così mi dipinge un po’ come un personaggio verdoniano, quando avrai letto queste righe potrai sentirti libero di dirmi BILLA: SEI UNA CRETINA! by the way, dov’ero rimasta? ah si, incuriosita ho letto il tuo profilo e in breve ti scrivo questo messaggio delirante poichè pensavo che non esistesse nessuno in Italia che volesse bene ad Andrew Marvell. E quindi niente, mi hai reso bella una giornata brutta, senza saperlo nè volerlo. Solo per questo. Grazie. C.

  4. @Caterina: non so davvero cosa rispondere. Il ruolo da benefattore involontario è nuovo, ma lo indosso volentieri. Siamo pochi noi marvelliani, sempre all’ombra (rispettabilissima e in parte “dovuta”) di John Donne.

  5. Caterina

    Questa tua risposta mi fa ulteriormente sorridere, dal momento che lo scorso novembre ho consegnato la mia tesi (? parola inappropriata e ridicola, come ridicolo è l’intero sistema universitario attuale) triennale proorio su Donne. Essendo però la mia relatrice un’accanita secentista e un’inguaribile marvelliana – e amando io Eliot – Marvell ed io siamo diventati amici. Dicono che la letteratura non serva a niente, ma nel momento in cui ci fa sentire meno soli, a me basta ;-) buona giornata!