Categorie Autori

Tiroide 2

di



Tra le leggi di Murphy dovrebbe esserci quella per cui se una telefonata arriva prima delle nove, di sicuro è qualcosa che ti rovinerà la giornata.

Sono le otto di domenica. Sono rimasto a casa per il weekend, non di certo per nostalgia. Ieri una frana ha bloccato la tratta principale, impedendo all’autobus di poter raggiungere Roma. Nel 2010 le mie sorti dipendono da un’unica strada. Io ero seduto al posto ventitré. Quando ho capito perché ci fossimo fermati, ho desiderato di trovarmi sotto quelle macerie. Come se non bastasse, il cellulare ha iniziato a squillare. Era un mio compagno di corsi.

– Ehi, lo sai che il seminario è oggi?

– Oggi? Non doveva essere lunedì?

– L’hanno anticipato a oggi. La cosa strana è che l’avviso cartaceo in bacheca l’hanno messo solo stamattina.

Ho guardato l’orologio: le sette e un quarto. Non riuscivo a immaginare come Luca avesse letto l’avviso. Forse i metodi di rettifica improvvisi e limitati alla bacheca, nonostante l’università abbia un sito internet, avevano spinto il mio compagno ad accamparsi davanti alle porte dell’ateneo. Tipo come si fa con i grandi concerti, quando migliaia di persone dormono nei sacchi a pelo in attesa di un assolo del chitarrista. Noi studenti attendiamo firma e timbro del rettore su un foglio A4 stropicciato. Vi assicuro che il tasso adrenalinico è lo stesso.

Sono le otto, l’ora giusta in cui la legge telefonica decide di colpirmi per la seconda volta in due giorni, ed io stupido che rispondo.

Non c’è nessuno in casa, pare che solo io abbia voglia di dormire la domenica.

– Pronto?

– Pronto? Pronto!

È mio nonno e chiama dal cellulare. È stato abile e veloce ad adeguarsi ai telefonini, capendone l’essenza e la vera utilità: poter disturbare chiunque da qualsiasi luogo del pianeta in cui si trovi. La fiducia è pari a quella di un contadino per il meteo. Rosso di sera, il tg non è d’accordo, la spalla mi fa male, ma intanto potrebbe scendere giù di tutto domani dal cielo.

L’insicurezza lo spinge a chiedere “pronto” un paio di volte. Mentre per quanto riguarda le frasi del discorso sono spesso raddoppiate e urlate.

– State tutti a casa? Antò? State tutti a casa?

– Sono Stefano. Ci sto solo io.

– Ah! Papà mi aveva detto che stava a casa. Hai capito? Mi aveva detto che stava a casa. Io ho il pesce per il dottore, sono venuto prima… ma non so dove abita il dottore.

Quando studi fuori e rientri a casa, ti sembra di aver perso molte puntate del tuo serial preferito, rimanendo indietro. Naturalmente l’unico momento in cui apprezzeresti gli spoiler, tutti danno per scontato che tu sappia già.

Mi racconta, due volte, che un dottore gli ha fatto una piccola operazione, ed essendo amico di mio padre non ha voluto farsi pagare. Mio nonno, uomo di sani valori, ha deciso di regalargli pesce in quantità industriale, ma ha bisogno di qualcuno che lo porti a casa del medico. Vestendomi per fare lo sherpa urbano, sto per recarmi ancora da un dottore.

– Bussa tu che io non lo conosco.

Niente. M’invita a riprovare senza risultato. Io so che l’enorme casa è divisa tra ceppi della stessa famiglia. Si potrebbe lasciare il regalo a qualcuno.

Mio nonno, uomo di sana saggezza e prudenza:

– Nooo. E se poi si prendono qualcosa! O magari non glielo danno. Nooo.

Dice mentre sistema molluschi e pesci in un vassoio in polistirolo.

È passata mezz’ora, sotto il sole. Stiamo aspettando che il dottore rientri. Potrei stare già a Roma ad ascoltare vari interventi sul romanzo gotico. Invece sono qui a osservare mio nonno che da trenta minuti sposta un polpo. Lo posiziona, lo guarda, non va bene. Riposiziona, guarda, ancora no. Il suo estro artistico lo esula dal mondo, com’è giusto che sia, e anche dai miei inviti a tornare a casa e riprovarci tra un po’.

Sono sulla via di casa a piedi. Ho lasciato l’artista davanti al cancello. In realtà dopo un centinaio di metri mi sono girato. Avevo pensato di ridere e tornare indietro rassicurando il suo volto sorpreso per la mia partenza. Quando mi sono voltato, era ancora alle prese con il polpo.

È marzo e la frana di ieri è stata causata da una pioggia alluvionale. Stamattina invece il sole picchia su di me. Come aveva detto Fusilli? “Fastidio per la luce solare?” Adesso sì. Poi l’illuminazione: nella fretta di uscire ho dimenticato di prendere il Tapazole. Sono un Mark Renton dei poveri pronto a svaligiare una fabbrica della Bayer.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

3 commenti

  1. Quant’è vera sta cosa degli studenti fuori sede!
    sono tutti convinti che sei stato là tutta la settimana con loro e raccontano senza aggiornarti …è stressante!
    Comunque continua a piacermi :)

  2. Mi fa piacere! :>

  3. Continuo anche io ad apprezzare.
    Poi mi fa sorridere l’idea di una persona anziana presa dallo zelo per cose tutto sommato irrilevanti: ritrae molto bene la realtà.

    Complimenti ancora una volta per la fluidità.