Tra la scarpata e l’asfalto eravamo pure in centro a Milano, a ottobre. Sabato scorso, di nuovo di notte. Con il benzinaio sospetto e il baracchino dei fiori davanti, nella tua Panda nuova giallo canarino perché costava meno.

Le macchine coi colori brutti costano sempre meno.

Mi faceva ridere sentire questa cosa uscire dalla tua bocca. Mi fa ridere ancora, perché è un commento da femmina. Mi facevi ridere mentre dicevi le cose serioso e poi ridevi pure tu di riflesso. Ridevi perché ridevo io. Ridevamo per ore dimenticandoci il motivo.

Signorina, ma quante volte al giorno si lava i denti?

Cinque, almeno.

Sono troppe.

Eh?

Sono. Troppe.

Eh?

Perché?

Perché che?

Perché si lava i denti cinque volte al giorno?

Perché ho dei disturbi compulsivi.

Eh?

No, non è vero. Perché ho il terrore delle carie. Da bambina, alla scuola elementare, mi hanno fatto vedere un filmato di un pezzo di insalata che diventava carie e da allora ho il terrore delle carie. E io non ho mai avuto paura del buio, da bambina.

Ah. Beh, forse sbaglia il modo, non la frequenza. Mi faccia vedere come si lava i denti.

Mi sono lavata i denti col dentista davanti, nel suo lavandino, col mio spazzolino, quello nella borsetta.

Brutta, eh?

Cosa?

Sono brutta mentre mi lavo i denti.

Cosa vuoi che risponda un dentista.

A un certo punto discutevamo dei metodi di insegnamento nella scuola elementare dei primi anni Novanta. Mi è venuto in mente la volta in cui ti ho dato uno schiaffo a pranzo e ti sei morso la lingua da solo. E adesso non ricordo quale spazzolino comprare. Era sbagliato il tipo: né la frequenza, né il modo.

Per colpa di Giulia t’ho dato uno schiaffo: la mia gelosia incontrollabile, la tua mancanza di gelosia inconcepibile che mi faceva sentire sostituibile come la ruota della macchina dopo il concerto, in autostrada, tra Parma e Reggio. Noi tornavamo alle due perché domani bisogna lavorare.

Giulia del concerto, hai presente?

Sì.

Ecco: lavora con me, da tre giorni. Non è una bella coincidenza?

Bella? Perché bella?

Boh, bella. Simpatica.

Bella o simpatica?

Ma che differenza fa?

Non mi piacciono le coincidenze.

Giulia si mette sempre il rossetto col polpastrello del dito. Se lo passa con forza prima sopra e poi sotto, sotto più forte che sopra, poi si passa la punta della lingua sopra e poi sotto, e poi ancora un po’ sopra. Tutte le volte, prima di uscire. È gentile, delicata. Respira piano eppure si sente quando ti gira intorno. Sbatte sempre la porta, calpesta il mio tappetino. Saluta il cane del nostro vicino, come fosse figlio suo. Un bassotto nano: abbaia a tutti eccetto che a lei.

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