Non piangere, Andrea

- 29 Aprile 2010

Andrea Morini è un uomo di trentacinque anni, confuso, disorientato e affascinato dal corpo delle donne incinte. Non sembra portato per la vita, non sa cosa vuole. Sa solo che non intende essere padre e che la felicità ha lo stesso odore della crema per le smagliature. Sa anche che è destinato al fallimento, fin da quando aveva otto anni e non riusciva a vincere le gare in piscina. Del resto, dice, «più si invecchia, più si impara a fallire con nonchalance». Andrea Morini è così, uno che non riesce a non sbagliare, qualunque cosa faccia. E ogni tanto, Andrea Morini piange.

Quando conosce Lena, alla trentasettesima settimana di gravidanza, scopre l’amore davanti a una tazza di tè e sente un forte desiderio di diventare madre. Ma la maternità è un mistero che gli viene negato e il pensiero di voler tenere in grembo una vita lo confonde e lo ossessiona. Eppure Lena è perfetta, e con lei tutto sembra possibile.

Non piangere coglione è un libro leggero, divertente e poetico. Mentre lo leggi sorridi e ti affezioni a questo personaggio così ingenuo e singolare. E alla fine ti sembra di conoscerlo davvero Andrea Morini, ti viene voglia di fare il tifo per lui, pagina dopo pagina, glielo vorresti proprio urlare: Non piangere, coglione. Ridi e vai.

Non piangere coglione

Amedeo Romeo

Isbn Edizioni

13 euro

 

Un comment su “Non piangere, Andrea

  1. 1

    Io l’ho visto così:
    Ci sono almeno due punti –piccoli particolari– in cui la sospensione della incredulità è difficoltosa (e ci si chiede: maddài, figurati se uno…), ma per il resto tutto scorre. Tolta una manciata di pagine in cui si annaspa e si pensa che la storia, per voi, è finita lì, il romanzo tiene poi incollati fino in fondo. Merito di un incipit attraente, avvolgente, che non ti lascia andare; di un protagonista così abbandonato al destino e alle sue giornate che ti fa abbandonare alla sua storia e al più classico dei “vediamocomevafinire”.
    Il personaggio più antipatico è anche quello più normale, ma appare e poi scompare; gli altri protagonisti veleggiano tra attrazioni incomprensibili per creme antismagliature, ladruncoli poco abili, saggi e anziani trans, e controllori affettuosi. Lui, il principale attore, salta e scende dai treni che nemmeno Colombo dalle caravelle, dorme sulle sedie di cucine non sue, sperpera i pochi denari che ha, fa la pipì seduto e molte cose più terribili. Alla fine, forse, cresce.
    Nel frattempo, vi parla. In modo serio, a volte dolce, a volte impaurito, a volte matto. Non fosse per le sue avventure, che appaiono innumerevoli (nelle prime pagine, ogni due per tre salta fuori una ragazza, una che stava per sposare, una che stava per avere un figlio suo, una che voleva un figlio suo, una che eccetera), sarebbe quasi perfetto, anche con tutte le sue manie. Si fa voler bene, insomma (magari, che ne so, riesce semplicemente a scatenare la sindrome da crocerossina).
    Bello, comunque. Soprattutto grazie a una scrittura nitida, chiara, senza incertezze, e grazie alla capacità di spiattellarvi davanti, in tre o quattro righe, profondità esistenziali e squarci di realtà ai quali avete sempre pensato senza riuscire a dirli.