Popoli

Non sono mai stato per l’eguaglianza. Tra gli uomini, dico. Le razze, le differenze di classe e il resto. Di solito, sapete, capita qualcosa a un certo punto, come nei film o nei racconti. Qualcosa che ti fa cambiare idea, come allo zio Scrooge nel Canto di Natale. Non capiterà a me, non qui, né ora, né mai. Ora, mentre guardo questo zingaro davanti a me, sono ancora fermamente convinto nella differenza. E beh, sì, anche se è lui a tenere il coltello dal manico – e intendo letteralmente – ecco, penso ancora che sia inferiore a me. Proprio per questo tiene un coltello, in mano e rivolto verso di me. Fosse un mio pari mi chiederebbe un prestito, che ne so. Fosse un mio pari caduto in disgrazia, al massimo, l’elemosina: lo biasimerei ma potrei anche capirlo. Non fosse altro perché la sua novella condizione farebbe sentire me ancora più fortunato. O meritevole. Invece questo, inferiore, deve minacciarmi per avere i miei beni. Bastardo. Bastardo maledetto. La loro pelle: rossastra. E quei loro occhi. Piccoli. Cattivi come quelli di suini affamati. Non c’è salvezza per chi alleva i propri figli in giro per il mondo nelle roulotte. Quelli crescono con i cambiamenti, negli occhi. Non s’affezionano a nessuno. Pensano che il panta rei si applichi pure agli affetti più profondi. Cani. Cani bastardi maledetti. Questo suo sguardo, ora, beffardo e ghignante, è ciò che mi fa più incazzare. Gli sputo, ma questo sarà abituato agli sputi, nemmeno si pulisce. E ride, ancora. Ha il mio portafogli nelle mani, chiuso. Il mio portafogli che vale più dei suoi figli bastardi, e lo tiene come fosse un cencio. Mi viene da vomitare. Sarà per la sua puzza, certo. E per i pensieri dei suoi figli bastardi, e del mio portafoglio, e la rabbia di quel coltello. La frustrazione di non potermi muovere, con questo inferiore davanti agli occhi, potrebbe pure esserne la causa. Non sono mai stato per l’eguaglianza. Oppure sarà perché questo movimento, ondeggiante e saltellante come uno di quei loro caravan con le sospensioni rotte, questo avanti e indietro continuo e sussultante, mi sta dando ai nervi. Sarà questo movimento, unito ad un dolore profondo ormai spalmato per tutte le mie interiora, la rabbia che genera, l’umiliazione. Sarà l’odio per l’ignoto, perché più che il cane bastardo che mi sta davanti, coltello in una mano puntato al mio cuore e portafogli nell’altra, vorrei vedere morto schiacciato da un camion il suo amico, zingaro pure lui, che mi sta distruggendo il culo a dovere. L’unico pensiero che mi consola è che forse anche lui sarà nato così. Che così facendo, quel finocchio d’uno zingaro starà omaggiando i porci dei suoi padri. Fa male, cazzo se fa male. Glielo dico pure, che sono nati tutti così loro, zingari finocchi porci bastardi. Ma quelli ridono. Chissà cosa succederà, dopo.

Titoli di coda