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Il dolore è inevitabile, la sofferenza opzionale #1

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Sguardo interiore

“Lei quindi afferma che gli uccelli cinguettano, fuori da quella finestra.”

“Lo so perché sono una scrittrice, e una giornalista… conosco la parola esatta per definire il verso degli uccelli.”

“Ha molta esperienza nel campo?”

“Beh, deve considerare soltanto che sono in coma da ventitré anni…”

“Ed è sempre stata qui?”

“Sì, da ventitré anni sono qui, in questo ospedale. Non so dirle se sempre nello stesso letto o nella stessa stanza. Ma suppongo gli uccelli facciano tutti gli stessi versi, intorno all’ospedale.”

“Altri suoni che potrebbe… illustrarci?”

“La ringrazio per avermelo chiesto. Beh, sarà banale, ma il respiratore è quello che più mi appassiona. Tutti questi anni, e ancora mi lascio cullare dal suo doppio suono, uno acuto e veloce, pffff, e uno basso e lento, fuuuuu, per addormentarmi…”

“Ah, quindi lei dorme.”

“Certo!”

“Scusi, l’ho interrotta. Parlavamo dei suoni.”

“Sì, i suoni. Quel bip continuo, è un po’ fastidioso ma che le devo dire? Nella mia condizione è meglio avere una macchina che mi ricordi che sono viva, no?”

“Beh direi!”

“Eh! I passi ovattati delle infermiere, anche. E quelli più rigidi, quasi militari, dei medici.”

“I passi… addirittura!”

“Mica solo questi, eh! Quelli svogliati degli inservienti, quelli assiepati e disordinati dei parenti nell’orario di visita…”

“Ventitré anni. E non sentirli, mi verrebbe da chiosare.”

“Assolutamente. Ne ho sentite tante, mi creda. La spina da staccare, il tubo da sfilare, l’alimentazione da interrompere…”

“C’è un’altra domanda che volevo farle…”

“…”

“…ma lei, nonostante tutto, vorrebbe continuare a vivere, o…?”

“Beh… che ne so. Non che io viva proprio nella loro dimensione…Vivere, e che vuol dire, più?”

“Lei sa perché è qui, oggi, però.”

“Certo che lo so…”

“Bene, allora ecco il microfono – d’altra parte lei è una collega, sa come si fa – ecco il microfono, lanci il suo appello…”

“Grazie. Ehm, coff coff … scusate… Salve. Mi rivolgo ai medici e… e alla mia famiglia. Non ce l’ho con voi, non mi interessa se avete staccato tutto… ora pensate che sono morta ma… ma vi prego… so che non respiro, me ne rendo conto… so che sembra che il mio cuore si sia fermato… ma è tutto come prima, ve lo giuro come prima! È il mio corpo ad essere… interrotto, bloccato, che ne so… ma io qui ci sono! No, vi prego, fermi… fermi… non mettete il coperchio, per carità… io… sì, io ci sono! Fermi!”

“Bene… sì, collega, ecco… ecco… ora può lasciare il microfono… speriamo tutti, ovviamente, che il suo appello venga accolto.”

Titoli di coda

 

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1 commento

  1. Andrea

    ehm…non so che dire! Mi è piaciuto, surreale (lui) e perplesso (io) ma con un sorriso in volto, quindi PolliceInSu!