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86330 Parte uno

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Arrivato in prossimità della fermata davanti al supermercato, calibrò attentamente la frenata per far sì che il momento migliore della sua giornata salisse dalla porta alla sua destra. Così fece, e nel passargli accanto distribuì un timido saluto, uno sguardo assonnato e una distinta traccia del solito profumo, delicato e sottile quasi quanto la sua figura. Il conducente rispose al ciao con un buongiorno arrossito, e cercò di ritardare la ripresa della marcia almeno finché non si fosse seduta, per poterla sbirciare con calma, senza il rischio di prender sotto qualche vecchietta imprudente o di disarcionare qualche ragazzo in motorino. Notò che quel giorno indossava lo stesso vestito rosso con il quale l’aveva vista per la prima volta, e questo particolare non aiutò affatto il suo cuore nel tornare a battere a ritmi più tranquilli.

Il conducente aveva trentadue anni e una storia di occasioni che, più che fallite, non erano state neanche mai prese per mano per vedere che effetto facesse tentare. Qualche mese prima si era trasferito da un paese di poche centinaia di anime al capoluogo, che ne accoglieva mille volte tante. Cercava di fuggire dalla sua solitudine, ma era riuscito soltanto a moltiplicare mille volte tanto anche quella.

Ogni tanto usciva con qualche collega per una birra a turno finito, ma il suo ruolo era quello del figurante che annuiva e rideva alle battute altrui. Sospettava che alcuni di loro non avrebbero nemmeno saputo chiamarlo per nome.

La ragazza del vestito rosso non era soltanto una cliente dell’azienda trasporti cittadina, per lui. Era qualcosa di molto più vivo, più confortante e – decisamente – molto più pericoloso. Era quello che aveva sempre aspettato per incominciare a sognare.

Immaginava conversazioni cominciate con un incontro casuale, numeri scambiati, passeggiate lungo le rive e tutto quello che ne sarebbe seguito. Pomeriggi pigri. Progetti. Calore. Ne osservava le scelte nel vestiario, i libri che leggeva nel tragitto che condividevano, cercava di capire quanto fosse simile all’idea che aveva di lei, e contemporaneamente l’idea si adattava a questi minimi segnali.

Aspettava solo il momento perché tutto ciò diventasse concreto, e intanto la sua mente vagava troppo in là nel tempo, in quella dimensione così perfetta, per incoraggiarlo a provarci sul serio, a rischiare di rovinare tutto.

Al, benedetto, rosso successivo posò di nuovo il suo sguardo sullo specchietto retrovisore per potersi di nuovo riempire gli occhi di lei, e si pentì di averlo fatto.

Quel giorno c’era qualcosa di diverso. Lo sguardo non era, come aveva creduto in un primo momento, assonnato, ma umido di pianto. Gli occhi gonfi, la mano che si portava nervosa al naso e poi ad asciugare le lacrime, le labbra che tremavano di rabbia, o insoddisfazione, o tristezza, o.

O. Quell’o lo colpì al cuore come nemmeno una fucilata avrebbe potuto fare, e fece crollare in un secondo il castello di carte che si era costruito, ben conoscendone in fondo la fragilità, fino a quel momento.

Non avrebbe potuto consolarla, farla sorridere. Non avrebbe potuto nemmeno sapere cosa le era successo.

Lui, per lei, era poco meno che una comparsa di ogni giornata, e l’idiozia della sua illusione gli si parava davanti in modo sempre più chiaro ad ogni secondo che passava, ad ogni istante in cui cresceva il suo disagio per essere così inutile alla persona che aveva immaginato poter essere la più importante della sua vita.

Capita, che una lacrima faccia risvegliare da un sogno più di quanto potrebbe una secchiata d’acqua in pieno volto.

Il rosso del semaforo si spense. Il conducente lasciò andare la frizione e inserì la marcia, ma il piccolo sobbalzo che fece l’autobus nel tornare a muoversi non fu sufficiente a coprire il rumore di qualcosa che si rompeva dentro di lui.

 

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3 commenti

  1. v7days

    Che bello! Poetico, dolce, delicato. Mi è piaciuto tanto. Grazie.

    v7days

  2. Ladislao

    ”il piccolo sobbalzo che fece l’autobus nel tornare a muoversi non fu sufficiente a coprire il rumore di qualcosa che si rompeva dentro di lui”

    molto, molto bello.
    complimenti

    Ladislao

  3. grazie, davvero. spero vi piaccia anche il resto del racconto.